Psicologia giuridica. Minori, autori e vittime di reato
di Filippo Petruccelli, Irene Petruccelli
Il reato. Un fatto sociale
La psicologia giuridica affronta tematiche complesse ed attuali. Il libro Argomenti di psicologia giuridica offre un’ampia visione dell’agire deviante e dei suoi significati. Quest’ultima analizza le funzioni familiari e sociali e tiene conto del ruolo del Tribunale dei Minori in ambito penale e civile. La psicologia giuridica si occupa prevalentemente di abuso sessuale infantile, testimonianza del minore vittima di reato, affidamento, danno psicologico. Il testo in questione enfatizza molto l’importanza del trattamento penitenziario. Gli approcci qui presentati riguardano il modello strategico e la mediazione familiare, verso un intervento multi sistemico. L’azione deviante è un fatto sociale. La persona che commette un reato sta comunicando un messaggio che conferma il suo ruolo sociale. Il professionista deve tenere conto del contesto storico, culturale, sociale e del percorso individuale della persona coinvolta.
Le persone coinvolte nel crimine appartengono spesso a sub culture familiari. Per molti non esistono altre forme di espressione né alternative alla devianza. In una prospettiva di deresponsabilizzazione e formazione del Sé deviante questa diventa l’unica prospettiva di vita. Durkheim (1979) spiegava il crimine come fatto sociale, rinforzando il legame collettivo della comunità tramite l’idea che colui che infrange le regole debba essere punito. In un’ottica general preventiva della pena. Il crimine è definito dalla risposta sociale. Le teorie sociali del crimine fanno riferimento alle sottoculture, al ruolo sociale e alla carriera criminale. La persona è attore sociale. Spesso ha alle spalle degli antecedenti storici o dei fattori critici che comportano l’uso di strategie devianti. Queste ultime vengono rinforzate da tecniche di neutralizzazione e disimpegno morale.
Lo sviluppo antisociale in adolescenza
Ugo Sabatello (2010) fa riferimento alle teorie della continuità-discontinuità e ripercorre le tappe evolutive. L’adolescente può mettere in atto atti trasgressivi, da non confondere con precoci configurazioni di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) o di disturbo della condotta. L’assessment psicoforense dovrebbe indagare il background, l’anamnesi individuale e familiare e la responsabilità del minore circa il reato, in un’ottica di prevenzione ed intervento. Proprio per la peculiarità dell’azione deviante da parte del minore, nel 1934 nasce il Tribunale dei Minorenni. Quest’organo collegiale è formato da due giudici onorari e due magistrati togati. Il suo obiettivo è svolgere un maggiore controllo sulla devianza minorile e ricopre le funzioni civile, amministrativa e penale. Il tribunale dei minori si basa sui principi del D.P.R. 448/88 circa la minima offensività dell’intervento giudiziario, la responsabilizzazione e la deistituzionalizzazione del minore.
Nei casi di abuso sessuale infantile l’ascolto del minore richiede un consulto peritale circa la capacità a rendere testimonianza. Il quadro normativo di riferimento è la legge de 15 febbraio n.66 del 1996, in linea con le Regole minime per l’amministrazione della giustizia minorile e con la Convenzione dei diritti del fanciullo. La presente legge racchiude negli articoli dal 609 bis al 609 octies i costrutti di violenza sessuale su minore e le aggravanti. Un ulteriore quadro normativo è racchiuso nella legge del 3 agosto del 1998 n.269 sullo sfruttamento della prostituzione ed il turismo sessuale, dagli articoli 600 bis al 600 sexies. Vengono presi in considerazione i fattori di rischio influenti nella perpetrazione dell’abuso. L’ambiente familiare maltrattante e lo scarso supporto sociale sono quelli più enfatizzati. Se si parla di minore autore di reato si discute invece del suo ingresso nel sistema di giustizia.
Tribunale dei Minori. Carcere e affidamento
L’ingresso in un Istituto di pena minorile richiede un’attenzione particolare da parte dello psicologo. Bisogna valutare le risorse pratiche, ambientali e psicologiche del minore in questione. La collaborazione con l’assistente sociale e l’educatore nella gestione di eventuali piani di trattamento o permessi è la base per un buon progetto educativo. Senza tale multidimensionalità si avrebbe una visione scarna e puramente soggettiva di una condizione che rispecchia un disagio complesso. Un esempio può essere la decisione di trasferire in un altro istituto penitenziario il minore a causa di eccessivi rapporti disciplinari. Questa decisione esclude l’equipe e non si avvale di un parere psicologico. Un intervento adattivo potrebbe derivare proprio dall’ascolto e dalla comprensione delle motivazioni del giovane. Quest’ultimo spesso ricerca nel comportamento trasgressivo una conferma della propria identità. Il trasferimento sarebbe un ulteriore esempio di trascuratezza.
Nell’ambito del procedimento civile lo stato si impegna a sostenere i nuclei familiari a rischio, tramite l’affidamento familiare. La perizia per l’affidamento nei casi di separazione prevede che il consulente tecnico dia un suo giudizio rispetto la capacità genitoriale e l’ambiente in cui il bambino dovrebbe vivere. La separazione scatena dinamiche che ostacolano la crescita del minore. Nell’ottica della comunicazione strategica è necessario ricostruire i legami e ridefinire ruoli e funzioni, rendendo consapevoli i genitori di essere comunque una coppia genitoriale. In tale prospettiva la mediazione familiare pone le basi per un efficace divorzio psichico. Vi sono anche casi che richiedono un provvedimento immediato a causa di abusi o maltrattamenti subiti dal minore da parte del genitore. In questo caso il giudice può pronunziare la decadenza della potestà. L’impegno massimo riguarda in ogni caso il benessere del minore.
Riferimenti bibliografici
De Leo, G. (1999). La devianza minorile. Il dibattito teorico, le ricerche, i nuovi modelli di trattamento. Carocci: Roma.
Durkheim, E. (1969). Il suicidio. Utet: Torino.
Durkheim, E. (1979). Le regole del metodo sociologico. Comunità: Milano.
Sabatello, U. (2010). Lo sviluppo antisociale: dal bambino al giovane adulto. Una prospettiva evolutiva e psichiatrico-forense. Raffaello Cortina Editore: Milano.
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