La regola del non agire
La procrastinazione è la tendenza a rimandare. Esistono varie motivazioni che si nascondono dietro questa tipologia di comportamento. Una delle più note è la paura. Coloro i quali tendono a procrastinare infatti hanno una forte paura del fallimento che li porta a rimandare oppure a non agire, rinunciando così a vere e proprie opportunità. Il concetto di procrastinazione è strettamente connesso a quello di autostima, in quanto il bisogno di essere accettati dagli altri e la percezione di non essere abbastanza capaci di raggiungere un obiettivo possono comportare l’atteggiamento di procrastinazione.
L’individuo potrebbe ritenersi non capace di portare a termine una determinata azione e quindi anche il suo stile decisionale e il processo di decision making lo condurranno a evitare di prendere decisioni e a lasciare invece che siano gli eventi a determinare il suo futuro. Un altro aspetto fondamentale della procrastinazione è il timore di non raggiungere un livello elevato di prestazione. L’individuo potrebbe avere un vissuto di forte ansia da prestazione che si traduce nel bisogno di rimandare. Molte persone possono vivere in questa modalità tutta la vita, senza rendersi conto che non stanno evitando di affrontare il singolo obiettivo giornaliero ma soprattutto evitano una paura più grande: la paura di fallire. In questo caso dunque non agire diventa una vera e propria regola che salvaguarda dal fallimento percepito e dall’ansia, mantenendo l’omeostasi.
Giudici severi di noi stessi
Spesso si confonde l’essere con il fare, ossia la percezione che il valore di una persona sia determinato unicamente da ciò che fa e non da ciò che è. Da questo punto di vista risulta molto difficile non percepire la paura di fronte alla commissione di un errore, poiché sbagliare non vorrà dire unicamente non portare a termine un compito ma soprattutto essere incapaci. I giudici più severi in assoluto siamo noi stessi, e tendiamo nel quotidiano ad auto valutare in maniera poco obiettiva ciò che riusciamo a portare a termine, non riconoscendoci il merito dei nostri successi e sopravvalutando gli insuccessi, spesso vissuti come irreparabili.
La stima che abbiamo di noi è dunque strettamente connessa alle nostre vittorie. Il fallimento invece dovrebbe essere vissuto come un’opportunità di comprendere i propri errori per arricchire la propria individualità e il proprio senso di responsabilità. La persona che procrastina limita al minimo il senso di paura determinato da un possibile fallimento, auto ingannandosi e coltivando un perfezionismo irraggiungibile.
Strategie possibili?
La procrastinazione può avvenire in due modi. Il primo è costituito dall’agire all’ultimo minuto mentre la seconda tipologia, dal non agire. La tecnica utilizzata è quella dell’evitamento, non sempre consapevole a chi la agisce. Esiste inoltre una forma di procrastinazione specifica, ossia che caratterizza solo alcuni aspetti della vita dell’individuo e una procrastina azione cronica, che invece si espande a tutti gli ambiti di vita. In generale possiamo identificare diverse tipologie di procrastinazione tra cui quella basata sul perfezionismo, sulla paura del fallimento o del successo, sul senso di approvazione ed infine quella basata sul senso di preoccupazione.
La procrastinazioni è un atteggiamento che è possibile modificare attraverso un adeguato percorso terapeutico. Esistono infatti delle strategie che il professionista può fornire e che possono diventare dei veri e propri strumenti nelle mani del paziente, il quale ha come obiettivo un cambiamento di rotta del suo comportamento che lo veda attivo e coraggioso rispetto alle decisioni da prendere e alle azioni da mettere in atto per portare a termine i suoi obiettivi. Il percorso terapeutico mira a spezzare il circolo vizioso del non agire.
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Riferimenti bibliografici
Saladino, V., Ricapito, G. (a cura di). (2020). Introduzione ai processi decisionali e motivazionali. ISBN 9798630029157
Complimenti per lo studio che hai svolto il procastinare