Il piccolo gruppo
Il gruppo è fonte di cambiamento e di crescita per l’individuo e per tutti i partecipanti, può essere utilizzato nell’ambito della formazione, della selezione del personale e del trattamento psicoterapeutico. Esistono varie tipologie di gruppi sulla base dello scopo che si vuole raggiungere e sulla base delle tecniche adoperate. Quando facciamo riferimento ad un gruppo primario o piccolo gruppo, ci riferiamo al numero che va da otto a dieci/quindici membri, indicato per processi di crescita personale e apprendimento (Manes, 2002). Partendo dal concetto della psicologia umanistica e dal potenziale umano, il gruppo utilizza le risorse interne preesistenti in ogni partecipante o ne crea delle nuove e al fine di sviluppare una dimensione di libertà, creatività e socialità: elementi fondamentali dell’esperienza umana (Rogers, 2012).
All’interno di un contesto di gruppo è fondamentale utilizzare quelli che potremmo definire giochi psicologici (Manes, 2002) che hanno lo scopo di far sperimentare attraverso un’esperienza diretta l’apprendimento di alcune dinamiche comportamentali. Inoltre questi giochi aiutano i partecipanti ad entrare a prendere sempre più consapevolezza delle proprie dimensioni intrapsichiche e interpersonali, raggiungendo infine nuove modalità di pensiero, di percezione e di azione.
Il rispetto delle regole
Prima di avviare qualsiasi tipologia di collaborazione e di attività di gruppo è fondamentale introdurre la tematica delle regole di gruppo: insieme di norme che regolano il comportamento individuale all’interno del contesto gruppale, nel rispetto reciproco. Quando si propone un determinato gioco o esperienza è fondamentale che questa sia determinata sulla base di regole concordate e ben chiare. Questa chiarezza ha il duplice scopo di permettere l’esecuzione del medesimo gioco, e di stimolare il contatto con le tematiche del gioco. Le regole dunque servono non solo a gestire le dinamiche tra le persone ma anche ad aggirare le resistenze dei partecipanti, i quali tramite il coinvolgimento e la comprensione del gioco esplorano se stessi in relazione al gruppo, in un ambiente definito protetto (Venza, 2013).
Il gruppo ha dunque la fondamentale funzione di agire su tre livelli: il livello emotivo affettivo, il livello cognitivo e il livello esperienziale. È possibile attivare questi tre livelli tramite i giochi di gruppo grazie all’ausilio delle regole sopra citate, delle prescrizioni di comportamento, dell’inclusione in uno spazio libero e non giudicante e della simulazione della realtà che permette di attingere a tematiche che caratterizzano la vita quotidiana. Infine il gruppo assicura una garanzia di sicurezza per coloro i quali partecipano, infatti l’obiettivo è e sarà sempre la promozione del benessere psicologico del gruppo.
Giochi psicologici
I giochi psicologici possono prevedere l’utilizzo di metodi proiettivi che consentono ai partecipanti di lasciare emergere sentimenti, idee, percezioni e punti di vista; oppure l’uso di tecniche paradossali che comportino l’esasperazione di alcuni comportamenti sino a raggiungimento di una rottura del comportamento disfunzionale e dunque di una presa di consapevolezza circa l’attenzione e l’atteggiamento agito di solito dalla persona. Altri giochi possono prevedere stimoli che riguardano situazioni di conflitto, in cui viene chiesto al partecipante di esprimere sentimenti di aggressività o rabbia oppure di comportarsi come l’opposto di se stessi, ampliando e sperimentando in questo modo comportamenti sconosciuti (Berne, 1986).
Il cambio di ruolo è una delle tecniche maggiormente utilizzate all’interno di un percorso di gruppo. Questa tecnica consente di agire si di sé osservando da una prospettiva diversa dalla propria, consentendo dunque di comprendere sia i propri pensieri che quelli dell’altro. Vi sono inoltre i giochi che utilizzano la tecnica dell’identificazione che permette di guardarsi dentro ed entrare in contatto con le parti di sé meno conosciute. Esistono anche i giochi che stimolano la riflessione tramite la comunicazione permettendo di comprendere lo stile comunicativo utilizzato dal partecipante e le conseguenze che l’utilizzo di un determinato stile linguistico ha sull’altro. La psicologia umanistica prevede inoltre l’uso di tecniche psico-corporee che hanno come obiettivo quello di stabilire e rafforzare la connessione tra mente e corpo, tecniche molto utili soprattutto con coloro i quali hanno problematiche psico-affettive o di aggressività repressa.
La scelta della tipologia di gioco da utilizzare varia a seconda della fase in cui il gruppo si trova e dello scopo che si intende raggiungere. È importante avere una piena consapevolezza della direzione in cui si vuole condurre i membri del gruppo. Il percorso terapeutico di gruppo è efficace a lungo termine e auspicabile per problematiche varie, dalle dipendenze comportamentali e da sostanze, ai disturbi alimentari, ai problemi relazionali e comportamentali e psicosomatici (Yalom & Leszcz, 2009).
Riferimenti bibliografici
Berne, E. (1986). Principi di terapia di gruppo. Roma: Astrolabio Ubaldini.
Manes, S. (2002). 83 Giochi Psicologici per la Conduzione dei Gruppi. Un manuale per psicologi, insegnanti, operatori sociali, animatori. Milano: Franco Angeli.
Rogers, C.R. tr. da M. Bonacci. (2012). Un modo di Essere. Firenze: Giunti.
Venza, G. (2013). Dinamiche di gruppo e tecniche di gruppo nel lavoro educativo e formativo. Milano: Franco Angeli.
Yalom, I. D., Leszcz, M. (2009). Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo. Torino: Bollati Boringhieri.
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