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Pedofilia e cyberpedofilia

Cyberpedofilia. Oltre lo schermo

Pedofilia e cyberpedofilia. Due realtà a confronto

La pedofilia e la cyberpedofilia sono due realtà molto simili eppure molto diverse. Pedofili, uomini in carne ed ossa. Parlano pacatamente e con gentilezza attirano i bambini. Per le strade, per i parchi, all’uscita della scuola, nel percorso verso casa. Possono avere il volto del maestro, dello sconosciuto, del papà. Prendono con la forza, con le coccole. Regalano attenzioni o spargono minacce. Accarezzano o afferrano a grandi mani “l’oggetto” ormai inerme. Cyberpedofilia. Uomini in rete. Ticchettano silenziosamente sfiorando la tastiera consunta. Nessun parco, nessuna strada ma tutto il mondo a disposizione, un mercato di oggetti da osservare ed acquistare. Possono avere qualsiasi volto dietro lo schermo scuro di un computer, chattare a tutte le ore dal telefonino sempre acceso. La loro forza è misurata dalle parole che persuadono i bambini soli. Il cyberspazio è la loro casa, immateriale. Stabiliscono relazioni intangibili e creano alter ego dai mille volti che scandagliano nel labirinto della rete come cani da segugio.

Le strade sono vuote. Il web è un luogo d’incontro e di scambi comunicativi. L“io reale” scompare per fare spazio all’“io virtuale”. Quanto si è distanti dalla definizione classica di pedofilia? Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V) si parla di disturbo pedofilico. Il disturbo indica un’attività sessuale con bambini prepuberi, generalmente di 13 anni o più piccoli. La persona deve avere almeno 16 anni ed essere di almeno 5 anni maggiore del bambino/a. Se l’impulso, fantasia o comportamento pedofilico non determina nella persona una condizione di disagio, né questo agisce spinto dalle sue fantasie sessuali, allora non si può parlare di disturbo (APA, 2016).

La rete e i social network

Accedere alla rete è diventato semplice ed immediato. Cellulari, smartphone, tablet sono alla portata di tutti, anche dei più piccoli, che non faticano ad apprendere le loro funzionalità. Tutto questo incrementa il rischio di essere vittima di cyberpedofilia.  In particolare, attraverso l’utilizzo dei social network (facebook, twitter, myspace) l’individuo si apre al mondo, con tutti i pro e contro che ne derivano. Soprattutto attraverso l’utilizzo di questi ultimi entra in scena il cyberpedofilo o pedofilo telematico. La Polizia di Stato ne ha tracciato un identikit:“ Il pedofilo telematico è un individuo socialmente inserito, quasi sempre maschio, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, buon titolo di studio, nessun precedente, la maggior parte delle volte celibe. Spesso la modalità d’approccio online è omogenea, nel senso che vengono utilizzate tecniche comuni da pedofili diversi: iniziano subito a creare un clima di fiducia e amicizia fingendosi coetanei dei bambini, si assicurano più e più volte che il bambino sia solo o non sia controllato da persone adulte. Gradualmente introducono argomenti sessuali, inviando fotografie pedopornografiche. In seguito, accendono la curiosità sessuale del bambino, prescrivendogli compiti di tipo sessuale. Infine, si tenta di convincere il bambino ad un incontro reale, faccia a faccia”.

Il grooming

La cyberpedofilia richiama alla strategia utilizzata dai pedofili on-line, il grooming, definibile come l’interazione che l’adulto, tramite l’uso di chat, e-mail, sms, social networks, telefonini ed in generale la rete internet, stabilisce con un minorenne, ottenendone la fiducia allo scopo di ricevere benefici di tipo sessuale. Queste persone sono nella maggior parte dei casi individui insospettabili che hanno fatto della rete il loro strumento di adescamento. Navigano tra le chat ed i forum alla ricerca della “preda” perfetta, di quella bambina o di quel bambino che si lascia soggiogare dalle loro doti manipolative e persuasive. Il pedofilo utilizza la rete internet anche per incontrare altri pedofili, per alimentare le sue fantasie sessuali, per rintracciare e scambiare materiale fotografico o video pedopornografici. Il cyberpedofilo può con maggiore facilità reperire materiale pedopornografico, mettersi in contatto attraverso le chat con i ragazzini e i bambini da adescare, ed incrementare le fantasie erotiche, fino ad entrare nel giro del turismo sessuale.

La rete offre ogni giorno ai groomer un mezzo per muoversi nella società, scrutando nell’intimità, passando in osservato. Esistono vari profili di groomer e differenze sostanziali che lasciano trasparire le modalità di interazione del pedofilo e del cyberpedofilo. Spesso coloro i quali si avvicinano alla rete con certe fantasie, trovano in questa un’opportunità di “sperimentare” la loro perversione, vissuta sino a quel momento solo a livello intrapsichico. Ma allora internet è il catalizzatore della perversione, rende le persone libere di mostrare e di mostrarsi in tutte le sfaccettature? No. bisogna ricordarsi che è solo uno strumento, decidiamo noi come usarlo.

Riferimenti bibliografici

Davidson, J., Webster, S., Bifulco, A.(2014) Online offending behaviour and Child victimisation, New findings and policies. Palgrave Mcmillan UK, London.

Davidson, J., Gottshcalk, P. (2010) ‘Online Groomers: Profiling, Policing and Prevention’. Russel House Publishing, London.

Di Maria F., Cannizzaro S., (2001). Reti telematiche e trame psicologiche. Nodi, attraversamenti e frontiere di internet, Franco Angeli: Milano.

Rugnone, L. (nd). Internet rischi e risorse per la comunità.

Per maggiori approfondimenti vedi evento sulla dipendenza da internet ed i suoi rischi su sito del BART- Behavioral Addictions Research Team 

 

 

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