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omosessualità e diagnosi

Le diagnosi che cambiano, omosessualità e famiglia

La diagnosi, intesa come una spiegazione esemplificativa di un fenomeno può essere definita relativa. Ciò è dimostrato dal fatto che molti disturbi identificati come tali diverso tempo fa, attualmente non lo sono più.

 

L’omosessualità

È emblematico il caso dell’omosessualità, classificato come disturbo sociopatico di personalità nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM I, 1952). Nella seconda versione del manuale si faceva riferimento a un disturbo dell’orientamento sessuale (DSM II, 1968). In quel periodo storico si parlava di omosessualità etichettandola come patologica. Si ignoravano importanti fattori. Tra questi vediamo l’esposizione intrauterina a ormoni, l’educazione prevalentemente materna e il lassismo paterno, abusi sessuali.

Le teorie susseguitesi nel tempo sono varie. Secondo Freud l’omosessualità derivava da un’immaturità sessuale scaturita dalla indifferenziazione sessuale infantile. Tuttavia egli non la categorizzava come una malattia. Durante il XIX secolo decade la visione puramente moralista che definiva l’omosessualità come deviante e malata e si parla invece di comportamento diverso dalla norma. Scompare cosi l’etichetta di “malattia”.

 

Stigma e sessualità

 Nella maggior parte dei casi psichiatri e psicologi vedono omosessuali in conflitto con la propria sessualità a causa del forte stigma sociale che non gli permette di vivere serenamente.  Mentre i sessuologi, ad esempio Kinsey, riflettevano sul fatto che non vi fosse un disagio cosi pronunciato nelle persone omosessuali e che la percentuale di omosessualità sulla popolazione totale era molto alta. Dunque l’omosessualità non era poi cosi rara ma al contrario abbastanza diffusa.

Tanto che si passò a definirla omosessualità egodistonica, facendo riferimento a questa come ad un disturbo unicamente se procurava sofferenza. La diagnosi fu quindi eliminata dal DSM nella sua successiva edizione e dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Da qui la decisione di abolire le leggi che criminalizzavano l’omosessualità e  di promuovere uguali diritti.

 

Figli di coppie arcobaleno

La rivoluzione ideologica in merito all’omosessualità comportò tutta una serie di obiezioni circa la possibilità di creare famiglie formate da coppie omosessuali. Le nuove evidenze scientifiche sembrano mostrare come non vi siano particolari differenze circa il benessere dei bambini in famiglie eterosessuali ed omosessuali. L’orientamento sessuale non sembra incidere sullo sviluppo dei bambini come dimostrato dagli studi condotti dall’Università del Kentucky.

Eventuali problematiche che emergono in famiglia infatti sono maggiormente imputabili a stress, litigi fra i genitori, dinamiche indipendenti dall’orientamento sessuale di questi ultimi. Rachel H. Farr ha pubblicato i risultati delle sue ricerche in merito su Developmental Psychology. In questi studi i bambini furono seguiti da quando avevano 5 anni sino all’adolescenza. Farr dimostrò che indipendentemente dall’orientamento sessuale è importante che la coppia genitoriale sappia gestire i propri figli e sappia supportarli durante lo sviluppo.

 

Riferimenti bibliografici

Elizabeth O’ConnorSuzanne Johnson. Famiglie Arcobaleno – Consigli e testimonianze di mamme lesbiche e single per crescere figli felici e orgogliosi di sé.

Farr, R. H. (2016). Does parental sexual orientation matter? A longitudinal follow-up of adoptive families with school-age children. Developmental Psychology. Advance online publication.

Tornello, S. L., Farr, R. H., & Patterson, C. J. (2011). Predictors of parenting stress among gay adoptive fathers in the United States. Journal of Family Psychology, 25, 591-600. doi:10.1037/a0024480

 

 

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