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Radiestesia

Rabdomanzia e radiestesia

Movimenti ideoplastici e consapevolezza

Per ideoplasia si intende il potenziale o tendenza della mente ad agire o modificare determinati stati fisici. Il termine fu coniato da Forel nel 1894. Egli si riferiva al principio ideomotorio descritto da Carpenter nel 1873 e da Bernheim nel 1907 con il termine “ideodinamismo“.  Questo fenomeno è stato studiato e documentato attraverso indagini scientifiche nel 1926 da Allers e Scheminzky presso l’istituto di fisiologia di Vienna. Oltre all’ideoplasia altri termini quali monoideismo plastico e ideoplastia vengono impiegati per spiegare fenomeni in cui si verifica un cambiamento di coscienza e spesso identificati con l’ipnosi.

Il monoideismo plastico (F.Granone 1989) è caratterizzato dalla focalizzazione dell’attenzione su una sola idea. La tecnica consiste nel  focus attentino sul forte contenuto emozionale. L’idea su cui si basa l’ideoplasia è la componente immaginifica e creativa che riesce a produrre cambiamenti psichici, somatici, viscerali e comportamentali. Questa procedura può essere sperimentata attraverso un piccolo pendolo. Tale sperimentazione si deve a Francis Galton (1822-1911) il quale riporta un esempio di sperimentazione ideoplastica attraverso l’uso del pendolo  nella sua monografia su “spirito e materia” Hack Tuke (Fiscer Verlag, Jena 1888).

 

Sviluppo transpersonale e radioestesia

Roberto Assagioli, medico e psicoterapeuta, afferma che i fatti di telepatia, di telecinesi, e ideoplastia, sono stati accertati dalla scienza e che le forze psichiche possono agire oltre i limiti dell’organismo fisico, plasmando la materia anche a distanza (1998). Secondo alcuni i movimenti del pendolo potrebbero essere prodotti da micromovimenti inconsapevoli alla persona che generano risposte identificabili attraverso il movimento. Altri definiscono la capacità di produrre il movimento dell’oggetto un derivato del potenziale della mente.

Una prova di tale potenziale e di sviluppo transpersonale attraverso il pendolo è la radioestesia o radiestesia, ossia la capacità di localizzare oggetti nascosti o venire a conoscenza di informazioni sconosciute attraverso un oggetto quale la così detta bacchetta biforcuta o il pendolo. Anticamente si parlava di rabdomanzia, ossia l’uso della citata bacchetta per localizzare l’acqua o i minerali. Durate il medioevo coloro i quali praticavano la rabdomanzia venivano additati come streghe o stregoni e messi al rogo. Attualmente la radioestesia rientra fra i fenomeni studiati dalla parapsicologia. Infatti vi sono due visioni opposte circa la valenza e la veridicità del fenomeno.

Alcuni studiosi ritengono che sia prodotta da particolari vibrazioni percepibili a livello extrasensoriale da persone particolarmente sensibili; altri invece affermano che bisogna partire da riscontri scientifici, attraverso esperimenti a doppio cieco condotti n laboratorio e sotto rigido controllo da parte dello sperimentatore (Garlaschelli & Albini, 2005).

 

La storia di P.M.

Non è semplice ideare sperimentazioni in grado di testare la reale capacità del radiestesista. Un esperimento condotto dal Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (CICAP) tentò di fornire alcune metodologie di buona pratica per comprendere i limiti della tecnica e interpretare i risultati ottenuti.  P.M. è un radiestesista di Firenze che decide di sottoporsi ad un test di radiestesia presso il CICAP. L’esperimento consisteva nel camminare per un campo ed indicare i punti nei quali percepiva o meno l’acqua. In un secondo momento avrebbe dovuto riconoscere i medesimi punti ma bendato. Se realmente la persona percepisce l’acqua in quel punto specifico allora per coerenza dovrà indicare sempre quel punto anche durante la seconda prova.

P.M. accettò la prova e si sottopose ad un test preliminare per ovviare a problemi di tipo pratico dovuti alla mancata comprensione del test. Durante la prova preliminare furono preparati diversi picchetti di legno di 30 centimetri l’uno, distinti in cima da una carta bianca. I picchetti di legno con la punta rossa erano quelli da conficcare nel terreno e che P.M. avrebbe dovuto riconoscere. P.M. cominciò a passeggiare per il campo munito della consueta bacchetta biforcuta, usata dai rabdomanti per identificare le sorgenti e i flussi di acqua.

Dopo qualche minuto cominciò a identificare diversi punti in cui riteneva di percepire l’acqua. Fu allora bendato con una maschera da sub coperta di cotone e oscurata da nastro adesivo.  Scortato nei punti da lui indicati segnati dal picchetto con la carta bianca in cima, in modo da renderli tutti identici e dunque non permettere a P.M., qualora avesse visto attraverso la maschera, di riconoscere quelli identificati in precedenza.

Secondo il metodo seguito dal CICAP era necessario eseguire 12 prove, con una probabilità di indovinare pari a P=0,5. Dovevano esservi almeno 11 risposte esatte per poter affermare che il risultato non fosse dovuto dal caso. P.M. ottenne un punteggio di 10 su 12 risposte esatte, risultato molto buono anche se non sufficiente. A seguito della prova preliminare fu condotta la prova effettiva in cui furono applicati accorgimenti e peculiarità al fine di evitare errori di metodologia. Questa volta P.M. fece 20 prove ottenendo 9 risposte esatte e 11 errate. Essendo in questo caso necessarie 16 risposte esatte su 20, P.M. non superò la prova. Tuttavia nonostante gli accorgimenti è facile ritenere che anche la tipologia di terreno, in questo caso prevalentemente paludoso, avrebbe potuto influenzare le risposte di P.M. nella sua sensibilità percettiva.

 

Riferimenti Bibliografici

Assagioli, R. (1998). Lo sviluppo transpersonale. Astrolabio Ubaldini Editore.

Garlaschelli, L. & Albini A. (2005). Rabdomanzia. La ricerca dell’acqua e di altri tesori nascosti.

Verrico, F., Verrico, M. (1978). Magia del pendolo. Edizioni mediterranee.

 

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