Teorie sul crimine
Nata nel 2004 da Per-Olof Wikstrom la Situational Action Theory ( SAT) propone un modello che unifica la criminologia empirica e teorica nella sua multifattorialità. Il comportamento criminale consta infatti di vari fattori di tipo sociale, familiare, individuale e contestuale (Bouhana and Wikstrom, 2011). Secondo la SAT le azioni morali ed il coinvolgimento emotivo alimentano l’azione criminale e agiscono sul contesto. Questa teoria comprende sia gli street crime, che i white collar crime, che gli atti terroristici. Non si basa infatti sulla tipologia di reato ma sulla componente morale ed emotiva che spinge al crimine.
Ricerche (Wikstrom & Sampson, 2003) in questo ambito hanno dimostrato l’incidenza dei tratti individuali nella probabilità di commettere azioni criminali. I fattori individuali insieme a quelli situazionali comportano l’azione. La SAT spiega il processo che spinge una persona dalla motivazione al crimine al comportamento deviante. La teoria situazionale pone come presupposto che non si possa prescindere dalla percezione delle regole e delle norme sociali. Quindi è necessario studiare l’azione criminale come percezione di rottura rispetto alle norme sociali.
Elementi della Situational Action Theory
Wikstrom (in press) spiega che il comportamento umano è come un incrocio fra la persona e le sue modalità di interazione con l’ambiente. Lo studioso ha creato un modello basato sugli elementi chiave che definiscono la teoria situazionale. Wikstrom spiega questi elementi definendoli in maniera tecnica.
Persona: fattori fisici, psicologici, esperienze e agency
Setting: insieme di presupposti ambientali, interazionali ed interpersonali
Situazione: risultato del processo di scelta della persona in interazione con un dato setting
Azione: messa in atto di un movimento fisico specifico per raggiungere lo scopo prefissato
Wikstrom analizza le reazioni individuali ad una data situazione. Lo studioso asserisce che la commissione di un crimine deriva dalla percezione delle regole sociali poste in relazione alla propria moralità. Ed aggiunge che se una persona viene esposta sistematicamente ad una data situazione è come se perdesse la reale capacità di scelta. In questi casi sopraggiunge infatti l’abitudine e la tendenza ad agire il comportamento appreso (Wikstrom, 2009).
Uno studio longitudinale, disadvantaged neighborhoods
Usando la SAT, Wikstrom ha condotto uno studio longitudinale su persone appartenenti a contesti svantaggiati. Da tale studio è emerso come non è il contesto criminale di per sé che comporta la tendenza al crimine ma l’esposizione prolungata ad un ambiente tendenzialmente criminogeno (Wilkstrom, 2012). Questi risultati hanno una loro importanza nell’ambito della prevenzione dei contesti svantaggiati. Un esempio importante è la ricerca che riguarda la devianza minorile che spesso parte proprio dal contesto criminogeno di appartenenza.
Inoltre la possibilità di applicare l’evidenza teorica ed empirica fornisce una lettura chiave a psicologi, criminologi ed esperti che lavorano a stretto contatto con queste realtà.
Riferimenti bibliografici
Wikstrom, P.-O. H. (in press). “Explaining crime as moral actions”, in S. Hitlin and S. Vaisey, (eds.), Handbook of the Sociology of Morality. New York, pp. 211-239.
Wikstrom, P.-O. H., & Sampson, R. J. (2003). Social mechanisms of community influences on crime and pathways in criminality. In B. B. Lahey, T. E. Moffitt & A. Caspi (Eds.), Causes of Conduct Disorder and Juvenile Delinquency (pp. 118-148). New York: Guilford Press.
Wikstrom, P. (2009). Violence as situational action. International Journal of Conflict and Violence, 3(1), 75-96. doi: 0070 -ijcv-2009162.
Wikstrom, P. (2011). Situational action theory. Retrieved from http://fds.oup.com/www.oup.com
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