Skip links
trauma-e-dissociazione

Trauma e dissociazione

Il fascino verso ciò che ci sconvolge e terrorizza può essere più forte di qualsiasi istinto. Il bisogno inconsapevole di guardare in faccia e toccare con le proprie mani il volto del dolore.

Incidenti, catastrofi naturali, luoghi di cronaca nera. Storie vere che racchiudono l’irrazionalità dell’uomo. La psicologia dà il suo contributo approfondendo questi temi e spiegandone i meccanismi.

In collaborazione con la Dott.ssa Elena Cabras il terzo articolo sul tema Piacevoli dolori. Psicologia e morbosità.

Leggi articoli precedenti

Rubberneck effect, curiosità e piacere

Sindrome del sopravvissuto: se salvarsi fa sentire in colpa

Sono io e sono qui

La dissociazione come reazione di difesa ad un trauma psichico comporta una divisione dei sistemi mentali. Questo meccanismo mette a rischio l’integrità della persona. La sfera della nostra consapevolezza viene meno e le percezioni che descrivono il nostro essere nel mondo si offuscano. Janet (Ortu F. & Craparo G., 2016) considerava la dissociazione come una forma di restringimento del campo di coscienza. L’autore associa le patologie legate ai traumi ad una perdita di integrazione della psiche. Egli identifica le tre funzioni integratrici della coscienza senza le quali non saremo capaci di interagire e stare nel mondo.

 

  • Sintesi personale: consiste nella capacità di integrare memorie ed eventi in un’unica identità costante
  • Presentificazione: concentrazione sul presente, capacità di non perdersi nelle memorie del passato
  • Funzione di realtà: capacità di agire sulla realtà e di manipolarla per raggiungere i propri obiettivi

Tramite queste tre funzioni la persona è capace di vivere le esperienze quotidiane e porle in relazione con il passato e il futuro, mantenendo una sua personalità stabile.

 

Folle o sano?

Bromberg (2007) pone in relazione il trauma e la dissociazione. Ipotizza che la mente si divida in vari stati definiti discreti. Questa molteplicità di stati garantisce un funzionamento da una parte autonomo dei vari Sé, dall’altra integrato. Un evento definito traumatico rischia di invalidare l’integrazione del Sé e produrre cosi un senso di discontinuità. La persona potrebbe percepirsi come fuori dal proprio corpo (depersonalizzazione) o non riconoscere come reale un dato luogo (derealizzazione). Se il trauma è sistematico e continuativo nel tempo, come nel caso di abusi fisici, psicologici o sessuali che perdurano durante l’arco dell’infanzia potrebbe strutturarsi un disturbo dissociativo di personalità.

Esistono infatti vari livelli di dissociazione. La patologia sopraggiunge quando questo meccanismo viene utilizzato in maniera massiva e rigida. La mancanza di riflessione sull’evento traumatico comporta un progressivo distaccarsi dallo stesso sino a sviluppare un’incapacità di integrarlo nella propria esperienza. Questa divisione consiste in una parte definita “personalità apparentemente normale” o ANP, ed in una “parte emozionale” o EP. La persona diviene come un edificio dai vetri oscurati, può mostrarsi all’esterno nella sua veste migliore ma nessuno vede cosa c’è dentro. Potrebbe sembrare apparentemente normale ma essere scisso emotivamente.

 

Quale me? Traumi, incidenti, abusi…e reminders

 

La mente di chi è vittima di un incidente ritorna agli eventi facendo un vero e proprio salto indietro nel tempo. I reminders non sono banali collegamenti con l’evento traumatico bensì ancoraggi con il trauma così forti da creare sensazioni talmente intense da sembrare reali. Sono tutte quelle situazioni o sensazioni percettive che risvegliano il trauma vissuto. Un odore o un colore possono risvegliare il ricordo in una maniera così vivida da innescare paura e terrore simili a quelli originali, anche se a distanza di molto tempo. Alcuni sono traumi così gravi da portare a un disturbo dissociativo d’identità, come nel caso dell’abuso sessuale sistematico nell’infanzia da parte del proprio genitore; l’incesto inconfessabile e inaccettabile di cui parleremo nel prossimo articolo.

Per finire, ecco a voi le parole di F. una ragazza poco più che ventenne che durante un’intervista per le nostre ricerche ci racconta l’incidente stradale nel quale rimase coinvolta da adolescente insieme al padre in una notte invernale nella città di Roma:

“E’ come fosse successo pochi minuti fa! Ogni volta che incontro un incidente per strada, fosse anche solo un tamponamento…la mia testa si svuota e il corpo si paralizza. L’odore delle lamiere roventi è particolare, non saprei neanche descriverlo…acre, pungente, caldo sulla pelle ha una consistenza reale per me. E la mia mente va altrove…ritorna a cinque anni prima come non fosse trascorso neanche un giorno. Il mio corpo resta ma la mia mente e i miei pensieri no. Una scocca vuota! Impietrita…ritorna tutto il terrore di quei momenti. Devo sforzarmi di ritornare in me, di ritornare qui dove sono ora mentre parlo con voi. Finché non mi allontano e concentro il mio olfatto altrove non sono la F. di adesso ma quella di 5 anni fa in quell’incidente. Ho imparato a contare sulle mie narici per salvarmi, per questo porto sempre con me in borsetta un piccolo campioncino di profumo… e comunque un fiore o l’odore della pioggia sono la mia salvezza per tornare nel presente”.

 

Riferimenti bibliografici

Bromberg Philip M. (2007). Clinica del trauma e della dissociazione. Standing in the spaces. Cortina Raffaello: Milano.

Giamundo, V. (2013). Abuso e maltrattamento all’infanzia. Franco Angeli: Roma.

Ortu F. & Craparo G. (a cura di). (2016). Trauma, coscienza, personalità. Scritti clinici. Cortina Raffaello: Milano.

 

Non perderti il prossimo articolo

 

Leave a comment

  1. Feticismo omicida | Dott.ssa Valeria Saladino
    Permalink
  2. La procrastinazione, quando rimandare è uno stile di vita | Dott.ssa Valeria Saladino
    Permalink
Scopri
drag