Il ritardo cronico, tra personalità e patologia
Spesso si pensa al ritardo cronico come a una sorta di malattia. Da tale pensiero il blogger Tim Urban ha coniato il termine chronically late insane people, per definire le cosiddette persone malate di ritardo. Nel 2013 si comincia a parlare di diagnosi di ritardo cronico, riferendosi ad una patologia in cui la persona non riesce a percepire il passare del tempo. Questa definizione prende piede nel caso delle signor Dunbar.
Il signor Dunbar arriva al cinema alle 19:20 quando lo spettacolo inizia alle 19:00. Non è questo l’aspetto problematico tuttavia. In quanto aveva cominciato a prepararsi alle 10 del mattino. Nel suo caso era stata diagnosticata una sindrome da deficit di attenzione, che può incidere anche sulla gestione del tempo. Infatti in ritardo, seppur cronico, non è comunque contemplato nei manuali di psichiatria. Molti infatti lo definiscono come una conseguenza di altre problematiche.
Ad esempio la depressione o gli squilibri di personalità possono comportare una tendenza al ritardo cronico. Una personalità particolarmente indecisa, incapace di gestire lo stress o astenica potrebbe dimenticare di fare le cose o ritardare in maniera cronica.
I nostri orologi mentali
Secondo lo psicologo dell’università del Michigan Richard Nisbett non è possibile definire il ritardo cronico come una malattia poiché se così fosse esisterebbe anche la tendenza cronica a passare con il rosso. Da una parte ha ragione nel dire che non si può definire attraverso un’unica causa un disturbo. Esiste una tendenza personale a rispettare o meno gli impegni che deriva dalla propria percezione del tempo.
Ognuno di noi infatti dà per scontato che la percezione delle altre persone sia la stessa della propria. Molti attribuiscono il ritardo ad un fatto di maleducazione o di svogliatezza verso il compito. In realtà coloro i quali ritardano non intendono essere maleducati né percepiscono il loro tempo come più importante di quello degli altri. La verità è che il ritardatario fa degli errori sistematici nel pianificare e nell’eseguire i suoi spostamenti, ciò comporta un ritardo definito cronico.
Personalità e ritardo cronico
Come detto sopra gli orologi mentali scorrono non tutti secondo lo stesso tempo. Jeff Conte psicologo alla San Diego State University, ha condotto nel 2001 una sperimentazione che ha mostrato come ognuno gestisce il tempo in base a come lo percepisce. I partecipanti dovevano valutare senza l’utilizzo di orologi quando era passato un minuto. Conte ha potuto constatare che le persone con una personalità definita come di tipo A, ossia ambiziose e competitive avevano una tendenza a percepire il tempo come anticipato. Il loro minuto era formato da 58 secondi. Persone invece con personalità di tipo B, ossia riflessive e creative, percepivano un minuto come 77 secondi.
Se si tiene conto dell’analisi pratica di queste differenze si può facilmente arrivare alle conseguenze quotidiane delle due tipologie di persone. Probabilmente il tipo A tenderà ad essere sempre in anticipo a tutti gli appuntamenti e ad avere sempre fretta, credendo di non possedere abbastanza tempo. Il tipo B invece sarà molto più calmo e riflessivo. Dunque arriverà maggiormente in ritardo e percepirà di avere molto più tempo disposizione.
Riferimenti bibliografici