Identità e genere
I bambini di nove anni provenienti da tutto il mondo sono già consapevoli di cosa voglia dire appartenere a un genere piuttosto che ad un altro. Tutti sognano di poter vivere serenamente, di fare una bella carriera lavorativa, o semplicemente di vivere in un paese dove non ci sono guerre né conflitti e di poter stare insieme alla propria famiglia. Molto spesso però nonostante sia maschi che femmine lo desiderino, le femmine lo pensano ma sanno già che non potranno realizzarlo.
Sempre più vicini all’adolescenza questi bambini non sanno cosa siano le medie mondiali ma ragionano unicamente in base all’esperienza quotidiana. Sanno già a nove anni quali opportunità la vita gli offrirà. Molti di loro comprendono perfettamente quanto sarà difficile e frustrante adeguarsi ai ruoli che la società gli impone. Dalle scelte più banali a quelle più importanti. Molte bambine alla domanda quale sia la cosa migliore di essere femmina rispondo che il sesso femminile è più tranquillo e affidabile rispetto quello maschile. La stessa domanda posta ai maschietti denota che il sesso maschile ha più libertà rispetto quello femminile.
La sofferenza del genere
Bambini e bambine ammettono apertamente quali siano gli aspetti più problematici del loro genere. Molte femmine vorrebbero essere più assertive e svolgere mansioni tipicamente maschili. L’idea che esistano delle professioni unicamente legate al genere porta questi bambini in piena età dello sviluppo a credere di non poter fare qualsiasi tipo di lavoro, o di non poter esprimere ciò che sono pienamente.
Lo stesso consigliere dell’UNICEF, nel parlare di genere e sviluppo fa riferimento a una grande difficoltà che riguarda prima di tutto l’istruzione. Infatti superati i 10 anni queste differenze divengono sempre più difficoltose. Con la pubertà prima e l’adolescenza poi si smette di essere bambini e si comincia a sentire la vera differenza tra ragazzi e ragazze.
In alcune culture le bambine sono costrette a sposarsi e a subire delle violenze fisiche e sessuali. Molti bambini vengono costretti a molestare le donne in pubblico, come simbolo di virilità e di crescita. É inoltre presente il fenomeno del suicidio adolescenziale molto frequente in società particolarmente chiuse.
Il sesso opposto
Oggi è possibile andare oltre i ruoli tradizionali del maschio e della femmina. É ancora molto complicato invece trovare una nuova identità di genere che comprenda una sorta di fluidità definita gender fluid. Sono diverse le caratteristiche che comportano un disagio legato alla propria appartenenza di genere, definita a livello clinico disforia di genere. Tra queste vediamo il disagio nell’indossare abiti tipici del proprio sesso, la marcata preferenza per giochi e attività tipicamente associate a un genere, la preferenza nel circondarsi di compagnie opposte al proprio sesso, la vergogna nei confronti del proprio corpo, nello specifico di quelle parti legate al genere.
Ad esempio le femmine provano disagio nell’indossare abiti tipicamente femminili, nell’esaltare la propria femminilità, nel giocare con le bambole o nel praticare sport tipicamente femminili. Potrebbero vestirsi da bambino, indossando magliette molto larghe, evitando gonne e vestiti, ed ancora potrebbero praticare sport maschili.
Ma soprattutto quello che distingue una persona che ha una disforia di genere da una persona che ha semplicemente delle tendenze maggiormente maschili o femminili è la caratteristica del disagio psicologico che accompagna la vita quotidiana. Non basta ovviamente indossare i pantaloni, portare i capelli corti, giocare a calcio, avere amicizie più maschili che femminili per essere considerata una persona che vive male il proprio genere di appartenenza biologica.
Il livello di sofferenza è caratterizzato nei casi più evidenti dal bisogno incessante di appartenere al sesso opposto, di coprire in qualsiasi modo le caratteristiche proprie del sesso femminile o maschile, la difficoltà nel guardarsi allo specchio e nell’apprezzare il proprio corpo così come la volontà di voler cambiare sesso.
Se si riuscisse a vedere tale disagio si capirebbe la volontà di alcuni di ricorrere alla chirurgia per apparire anche fuori così come si sentono dentro.
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