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Forte come la morte

Amore, giovinezza e arte

Forte come la morte è un romanzo di Guy de Maupassant pubblicato nel 1889. Un romanzo che appartiene alla maturità dell’autore e che vede il crollo di tutte le illusioni, dirompendo in un’ansia di morte e distruzione, passione e amore etereo. Questo romanzo racchiude in sé la voglia di sperimentare e di cogliere l’essenza della vita, racchiuderla in un solo respiro e poi lasciarla andare per paura di annientarla con il pessimismo insito nella cultura cittadina e nella finzione e fatuità dei salotti pagini dell’epoca.

Guy esprime in questo scritto tutta la sua angoscia di vita, il suo pensiero che lento echeggia per le stanze vuote di ampie ville, colme di oggetti preziosi. La vanità e l’estetica trionfano e danno luce a tutti i teneri difetti dei protagonisti che sembrano vagare per le strade tra un Circolo e un teatro, confondendosi fra illustri personaggi politici, che sfoggiando abiti e parole prive di contenuti e che descrivono tutta la banalità dell’aristocrazia mesta.

 

Bisogno di amare ed essere amati

I due protagonisti, Oliver Bertin, pittore e noto frequentatore di Circoli e salotti parigini e Anne de Guilleroy, contessa sposata con un politico illustre, si innamorano d’un amore sofferto che li conduce alla disperazione e a esplorare i propri valori morali e conflitti interiori. Oliver non avrebbe mai pensato di mettere in dubbio questo amore, nato da una posa e descritto da una tela che riproduce la bellezza della sua amata. Il dipinto è gelosamente custodito dalla contessa e rappresenta il loro amore, la bramosità di fama del pittore in quanto artista affermato e tutto il significato della loro vita e ragione di vita, ossia il bisogno di sentirsi amati. Oliver desidera cogliere il profondo dell’animo umano, attraverso l’osservazione delle posture, degli sguardi assenti e delle parole o delle lacrime che bagnano il volto delle sue modelle.

Ma una fra tutte stravolge la sua vita, la contessa de Guilleroy. Ella rappresenta simbolicamente non solo la profondità della sua arte ma anche il legame viscerale alla vita. Un legame che si affievolisce poco a poco con la venuta della giovane Annette de Guilleroy, figlia della contessa e, che riproduce alla perfezione ciò che ella era stata nel momento esatto in cui quest’amore era nato.

Annette diventa per lui una vera e propria ossessione, mettendosi inconsapevolmente fra i due amanti, seducendo senza provocare il pittore e stuzzicando la sua vanità e il suo bisogno di dimostrare a se stesso di essere ancora capace di attrarre e incuriosire una bella donna. Questa ossessione si evince dall’assiduo confronto fra la contessa e la figlia, paragonate nella bellezza e nella straordinaria somiglianza. Aspetto che piano piano andrà a perdersi, in quanto la contessa, sempre più invecchiata sarà del tutto sostituita dal viso fresco della figlia, la quale sembra quasi prendere il posto della madre sulla tela.

 

Nostalgia e terrore di perdere la gioventù

Annette costringe Oliver a mettere in discussione l’amore in cui credeva e dall’altra parte turba l’equilibrio, già precario, della contessa, la quale si percepisce vecchia e perduta. La ragazza simboleggia per il pittore l’emergere di tutte le sue insicurezze, il suo bisogno di eccellere e di elogio continuo rispetto alla sua bravura di pittore. La contessa simboleggia l’Amore che desidera cogliere ogni cosa e ogni aspetto del suo amante, terrorizzata dall’idea di perderlo e rimanere sola nel microcosmo che si è costruita e dove sente di non avere nessun’altro scopo se non quello di amare Oliver e di sentire il suo amore.

La gelosia e l’attaccamento all’aspetto estetico, questo egocentrismo che smette di essere sano in quanto ossessione, riporta la donna alla consapevolezza della decadenza dovuta all’età, esacerbata dal continuo confronto con la figlia descritta come “più bella della madre” e di una bellezza pura data dalla gioventù. La donna sofferente sente l’amore per se stessa scivolare via, perché dipende unicamente dall’amore del pittore, mostrando una fragilità d’animo e una disperazione distruttiva, costringendosi a non mangiare per coltivare la magrezza e somigliare alla figlia, privandosi del sonno pensando a come riacquistare la sua originaria freschezza.

Il pianto diviene suo compagno e rifugge la luce, sua peggior nemica, perché mette risalta le rughe, cicatrici dell’anima. La donna crea così un circolo vizioso, in cui la paura di perdere l’unico suo scopo di vita la porta a chiudersi in sé e a fingere l’allegria, nascondendo le lacrime. La sua tristezza si trasforma in depressione allontanandola sempre più da Oliver e dalla sua vita di ogni giorno. L’ossessione della contessa è proporzionale all’ossessione del pittore per Annette. Ogni sguardo che l’uomo dona alla ragazza disegna una ruga in più sul volto della contessa.

 

Solitudine

L’assenza spirituale e fisica della contessa si traduce in un bisogno sempre crescente di Oliver di occupare le sue giornate con attività svuotate di ogni significato, che lo conduco a divenire un morto vivente che si trascina lungo le strade parigine. Oliver si rende conto con l’età della sensazione di vuoto della sua vita, fatta solo di oggetti e tele ormai prive di qualsiasi ingegno artistico. Tira le somme delle sue incertezze che si trasformano in un oblio di sofferenza in cui perde una parte di sé e lì resta senza speranze. Nuovi artisti emergenti lo fanno sentire obsoleto, fuori moda e le critiche al suo lavoro sui giornali lo feriscono immensamente in ciò che ha di più caro, la stima di sé.

L’impossibilità di conquistare Annette mette in dubbio la sua virilità, il suo amor proprio, le sue certezze, scarnendo la sua persona, annichilendo la sua anima e il suo corpo, che lentamente muore. Il pensiero di Annette rappresenta una carezza al cuore, carezza che non può avere e mai avrà. Questa consapevolezza emerge solo alla fine del racconto che rappresenta il triste epilogo di due anime che non accettano il divenire e il cambiamento.

La vita li coglie impreparati, la dolce illusione dei loro vissuti si disintegra, una sola cosa sopravvive a tutto questo, l’Amore, forte come la morte.

 

De Maupassant, G. (1986). Forte come la morte. Alberto Perruzzo Editore. Milano

 

 

 

 

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