I demoni della mente
Possiamo fuggire dai nostri demoni o affrontarli. Le dipendenze, l’odio, la rabbia, l’ansia, la tristezza, qualcosa di noi che non ci piace. I nostri “demoni” sono tutte quelle paure e situazioni che ci creano disagio e che non ci permettono di esprimerci come vorremmo. Il nostro corpo e la nostra mente camminano insieme e se i demoni bloccano i pensieri allora congeleranno anche il corpo. La sensazione di non riuscire ad agire e a portare a termine ciò che ci siamo prefissati è tra le più comuni ed anche più complicate da affrontare.
Esistono dei metodi tuttavia per reagire e combattere questo stato di inerzia. Paradossalmente la soluzione non è quella di combattere i nostri demoni ma di imparare a nutrirli. Questa affermazione può sembrare contraddittoria o poco comprensibile, in quanto il dare nutrimento a qualcosa che ci tormenta e ci fa stare male non sembra avere effetti positivi. Tuttavia Tsultrim Allione, insegnante americana affascinata dalle dottrine buddhiste, intraprese questo percorso e diede vita ai cinque stadi per nutrire i propri demoni, di cui parla nel testo “Nutri i tuoi demoni”.
L’autrice prese spunto dall’insegnamento dell’insegnante buddhista Maching Labdrön, la quale nel XI secolo utilizzò la pratica del “Chiöd” (che si pronuncia “ciöh”) e che significa “recidere”. La sua pratica si basa sull’integrazione psicologica delle paure anziché sulla scissione e sull’evitamento delle stesse. Esistono anche speranze che legate alle paure mantengono il problema, Maching chiamava queste speranze, dei-demoni.
Come nutrirli?
La pratica dei cinque stadi è un’evoluzione del Chöd tibetano e non richiede una particolare conoscenza della dottrina buddhista. La prima fase consiste nel riconoscimento del proprio demone in una parte specifica del proprio corpo. Nel secondo stadio si personifica il demone; nella terza fase ci si identifica con il demone, chiedendosi quali siano i suoi bisogni e che cosa vuole; nella quarta fase si immagina di dissolvere il proprio corpo esaurendo i bisogni del demone, nutrendolo. Una volta sazio avremmo liberato l’energia bloccata e guadagnato un prezioso alleato. Infine, nel quinto stadio si entra in contatto con la consapevolezza che deriva dalla dissoluzione del corpo avvenuta nella fase precedente.
Quando si tenta di combattere o di reprimere un bisogno non si fa che rafforzarlo. Per tale motivo sfamare le nostre paure annulla lo stesso effetto che queste hanno su di noi. Riconoscere le parti che di noi restano nell’ombra è importante per trasformare le stesse in qualcosa di positivo. La loro repressione gli dà una cornice negativa, come un marchio difficile da identificare ed eliminare. Inoltre la personificazione del problema in qualcosa di fisico e tangibile permette di affrontare qualcosa di reale e di scacciare l’idea di combattere contro i mulini a vento. I nostri demoni si nutrono della paura stessa, dunque non affrontarli significa far si che diventino sempre più potenti, quasi invincibili.
Personificare la paura
La personificazione è una tecnica terapeutica riconosciuta nel mondo occidentale e approfondita dalle dottrine orientali. Ciò a cui dà maggiore enfasi la pratica orientale è la dissoluzione del corpo, questa sorta di perdita di controllo che permette di entrare in contatto con le nostre paure e di comprenderle invece che metterle a tacere. Questo permette di fuori uscire dall’idea che esista un sé in contrasto con un altro e di abbracciare le varie parti di sé stessi, anche quelle in conflitto, in maniera rilassata e consapevole.
Non è semplice portare tali concetti nella cultura occidentale. Bisogna sicuramente dialogare con le varie differenze che fanno parte delle culture e dei diversi linguaggi. Tuttavia è possibile creare un ponte comunicativo fra oriente ed occidente, psicoterapia e comprensione di sé.
Riferimenti bibliografici
Allione, T. (2009). Nutri i Tuoi Demoni. Risolvere i conflitti interiori con la saggezza del Buddha. Oscar Mondadori.
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