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Dark Tourism. La psicologia del viaggiatore

Dark Tourism. La psicologia del viaggiatore  

Fascinazione per la morte e ricerca del rischio

Il turismo nero o dark tourism è quella forma di turismo che vede la ricerca di luoghi solitamente non associati a località turistiche. Di solito si tratta di luoghi associabili alla morte o alla sofferenza. Ad esempio sono i luoghi di efferati omicidi o di catastrofi naturali. Il dark tourism è un fenomeno recente anche se vede le sue radici nell’antichità. Un esempio di turismo nero è la partecipazione ai giochi dei gladiatori o alle esecuzioni di morte nel corso dei secoli bui. Dunque la fascinazione per la morte e per i luoghi ad essa legati non è poi così nuova. Ciò che è cambiato nel corso dei secoli è sicuramente la motivazione che conduce le persone a questa forma di turismo. Il tema della morte oggi comporta una forma di attrazione sociale correlabile al bisogno continuo di nuove sensazioni ed esperienze. Sembra che oggi il turista desideri lasciarsi coinvolgere in questi tour oscuri per ricercare nuove emozioni e perchè considera le forme tradizionali di turismo fuori moda.

Non è tuttavia semplice identificare il turismo nero. Le categorie di “attrazioni” che vi rientrano sono diverse,  cimiteri, campi di sterminio, il Monte Sinai, le case dell’orrore, il World Trade Center. Dunque ciò che realmente fa del dark tourism una forma di tusismo nero è unicamente la motivazione che spinge il turista in quel determinato luogo e l’ottica con cui vi si approccia. Una prima differenza terminologica deriva da Rojek (1993), il quale definiva i cimiteri o luoghi commemorativi come “luoghi nostalgici” mentre attrazioni nere o “black spot” i luoghi di cronaca nera. Foley e Lennon (1996), furono i primi a parlare di Dark tourism o Thanaturismo descrivendo i luoghi di morte e distruzione, ad esempio luoghi associati alla guerra. Altri ritengono che lo stare a contatto con luoghi di sofferenza aiuti a capire gli errori del passato e a valutare diversamente l’epoca in cui si vive.

 

Viaggiatore o turista?

 Una destinazione può assumere una connotazione dark in base alle cause. Ci sono luoghi per cui nasce un’attrazione per motivazioni storiche, ad esempio il Colosseo o i campi di concentramento. Altri luoghi invece attraggono in quanto luoghi di divertimento basati su attrazioni macabre, come il museo delle cere o le attrazioni horror. Altri ancora sono luoghi testimoni di morti atroci o di persone famose, dunque non hanno nulla di turistico. Da qui derivano le cinque possibili interpretazioni sulle cause del thanaturismo:

  • Viaggio come desiderio di assistere ad un’esecuzione di morte o al partecipare ad eventi estremi.
  • Viaggio come volontà di visitare luoghi testimoni di massacri.
  • Forma di commemorazione verso luoghi come cimiteri e memoriali.
  • Curiosità nel vedere musei o siti che rappresentano luoghi di guerra o di sterminio.
  • Ricerca del rischio legato alla simulazione delle atrocità legate al luogo, come le case degli orrori.

La vera differenza tra il viaggiatore ed il turista deriva dalla ricerca di autenticità. La motivazione che spinge il viaggiatore a vagare per i luoghi più insoliti è la totale immersione nella cultura del luogo straniero. Lo stesso vale per l’attrazione verso luoghi insoliti piuttosto che tradizionali. La ricerca di esperienze emotivamente autentiche e la voglia di confrontarsi con la faccia più cupa di una cultura spesso comporta queste forme di turismo. È dunque l’interpretazione la chiave dello stesso viaggio. Ed è anche il processo attraverso cui l’oggetto dell’osservazione comunica il suo significato (Moscardo, 2008). Il turismo nero è considerato anche una forma di memento mori. Il ricordare a se stessi che inevitabilmente saremo tutti coinvolti dallo stesso destino.

 

Attrazioni macabre. Chernobyl

Sono diversi i luoghi che comportano una certa attrazione. Fra questi quello forse più gettonato è la centrate di Chernobyl. Centrale in cui è avvenuto il più grande disastro nucleare della storia. La disgrazia è costata la vita a 65 mila tecnici e 4 mila abitanti. Alcuni non hanno mai lasciato le loro abitazioni e vivono a trenta kilometri di distanza dalla centrale. Nel paese di Tulgovich vi sono ormai solo pochi anziani che attendono il camion settimanale da cui acquistare cibo e attrezzi da lavoro. Uno spettacolo decadente. La vecchia scuola dai vetri rotti e dai colori spenti. Il tabellone affisso sullo steccato esterno aggiornato dall’ingegnere responsabile del sito riporta quotidianamente il livello di radiazioni presenti nella zona.

La zona evacuata è oggi ripopolata da animali selvatici. Dopo venticinque anni dal disastro il Ministero per le emergenze ucraino ha approvato delle norme di sicurezza per coloro i quali verranno a visitare Chernobyl.  Attualmente il governo sta progettando la possibilità di aprire la centrale ai fini turistici. Ci si chiede dunque il livello di pericolosità delle raziadioni presenti in questo luogo. In realtà, secondo gli esperti, le radiazioni a Chernobyl non sarebbero tali da essere nocive per i turisti. Il pericolo potrebbe sorgere solo nel caso di un’esposizione prolungata. A 180 metri dal reattore numero 4 da cui partì l’esplosione il 26 aprile 1986 sorge un sarcofago costruito attorno al reattore per contenere le radiazioni. Lentamente si è deteriorato. È proprio di fronte a questa grande tomba che molti turisti si fanno fotografare, con le loro maschere antigas. A poca distanza enormi pali in acciaio, fondamenta del nuovo sarcofago.

 

Riferimenti bibliografici

Ashworth, G. & Hartmann, R (2005) Horror and Human Tragedy Revisited: The Management of Sites of Atrocieties. New York: Cognizant Communications Corporation.

Cataluccio, F.M. (2011). Chernobyl.  Sellerio Editore Palermo.

Seaton, A. (1996) Guided by the dark: From thanatopsis to thanatourism. International Journal of Heritage Studies 2 (4), 234-244.

Stiver, R. (1996). Towards a sociology of morality. International of Sociology and Social Policy, 16 (1-2), 1-14.

 

 

 

 

 

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