Cosa succede alle nostre immagini una volta pubblicate sul web? Chi può vederle e cosa potrebbe farci?
The Megan’s story è un breve video mostrato dai media australiani sul sexting, ovvero l’atto di trasmettere immagini esplicitamente sessuali, in relazione alla crescente diffusione tra i giovani del fenomeno. Questo video porta all’attenzione i pericoli del sexting, sollevando domande sull’inadeguatezza e la conoscenza del medesimo a livello giuridico.
Nel settembre del 2010 la storia di Megan è apparsa su YouTube, produzione di ThinkUKnowAustralia, un’organizzazione che collabora con la polizia federale australiana, la Virtual Global Taskforce e Microsoft Australia. L’obiettivo di tale video è quello di mostrare come è facile perdere il controllo e le tracce dei contenuti condivisi e pubblicati tramite internet, oltre al rischio che possa finire in mano di chiunque.
Il video mostra la storia di un adolescente che decide di inviare una sua foto esplicitamente a contenuto erotico ad un compagno di classe per poi rendersi conto che questa è stata condivisa con l’intera scuola. La ragazza si ritrova a breve circondata da sguardi giudicanti e disgustati ed in lacrime scappa dall’aula. Una voce fuori campo invita a riflettere sulla pericolosità della condivisione delle immagini sul web.
In questa storia sembra che le conseguenze del sexting siano gravi solo per il soggetto che condivide le immagini sul web e che riceve un’umiliazione pubblica, ma anche chi invia, ed inoltra il messaggio sta partecipando ad un atto contro la legge. Ogni personaggio coinvolto potrebbe essere sottoposto a responsabilità di produzione e diffusione di materiale pedopornografico; la ragazza in questo caso che si fotografa e invia la foto può essere accusata di produzione di pedopornografia, il ragazzo che lo inoltra può essere accusato di possesso e distribuzione di materiale pedopornografico.
La storia di Megan sottolinea come scelte sbagliate possono essere sinonimo di perdita di controllo e scarsa percezione del rischio.
Uno studio condotto dal Professore Kate Crawford e Gerard Goggin tra il 2008 ed il 2011, tramite l’analisi di interviste che coinvolgevano giovani australiani tra i 18 ed i 30 anni sulla diffusione del fenomeno sexting ha mostrato diverse opinioni circa il connubio tecnologia e sesso. Per alcuni la parola sexting era più un termine giornalistico; molti hanno dichiarato che non hanno mai inviato o ricevuto immagini simili; alcuni ne avevano sentito parlare, molti invece hanno dichiarato di aver inviato immagini esplicite e di averle ricevute.
Gli scenari descritti sono notevolmente variabili in termini di contesto, significato e intenzione. Il sexting non si verifica soltanto in un contesto di coppia ma anche tra amici, per gioco o per scherzo. Ma pochi dei partecipanti erano consapevole delle implicazioni legali e psicologiche del fatto.
Attualmente si conosce poco circa il quadro giuridico riguardo al sexting; c’è una certa variabilità da uno stato all’altro. Resta comunque il fatto che qualsiasi immagine di tipo esplicitamente sessuale che vede coinvolto un minore può costituire materiale pedopornografico.