Il fascino verso ciò che ci sconvolge e terrorizza può essere più forte di qualsiasi istinto. Il bisogno inconsapevole di guardare in faccia e toccare con le proprie mani il volto del dolore. Incidenti, catastrofi naturali, luoghi di cronaca nera, omicidi efferati e amori impossibili. Storie vere che racchiudono l’irrazionalità dell’uomo. La psicologia dà il suo contributo approfondendo questi temi e spiegandone i meccanismi. In collaborazione con la Dott.ssa Elena Cabras il quinto articolo sul tema “Piacevoli dolori. Psicologia e morbosità”.
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L’oggetto di tutto il mio amore
Lo sviluppo sano della personalità deriva sia da un appropriato progresso dell’area sociale, cognitiva e affettiva sia dal tipo di relazioni che la persona crea con l’ambiente circostante nel corso della propria infanzia.
L’affettività che ne consegue è formata da emozioni, sentimenti e stato umorale prodotti proprio dal tipo di relazioni stabilite. Studiare lo sviluppo affettivo e questi elementi, pertanto, vorrà dire approfondire il tipo di relazioni che il soggetto instaura e le caratteristiche personali influenzate da fattori esterni quali: l’accettazione o il rifiuto dell’ambiente esterno, il comportamento dei genitori e l’opportunità di cimentarsi in situazioni sociali positive.
Di grande importanza è la relazione madre-figlio poiché essa rappresenta la prima relazione oggettuale del bambino in base alla quale egli organizzerà i successivi rapporti sociali. Se il rapporto con la madre sarà lacunoso o prematuramente interrotto, si produrranno, sul versante emotivo, mancanze tali che condizioneranno sfavorevolmente, e nei casi più gravi senza possibilità di recupero, lo sviluppo psicofisico del bambino. Vi sarà, quindi, una carenza affettiva dovuta all’impossibilità di godere del sostegno materno, delle sue cure e delle capacità di contenimento fisico ed emotivo; in sintesi, uno stato di inadeguatezza emotiva dovuto a bisogni primari non soddisfatti nel rapporto diadico con la madre.
Feticismo: in adorazione di un pezzo di te
Se il rapporto oggettuale con la propria madre è bruscamente interrotto o non basato sulla soddisfazione delle necessità basilari del bambino, nell’età adulta egli ricercherà tale oggetto all’esterno anche attraverso la venerazione di parti corpo di altre persone, che diverranno la meta del suo desiderio, del suo amore e della sua soddisfazione erotica. É il caso del feticismo: una parafilia che sposta la meta sessuale dalla persona considerata nella sua interezza a un suo sostituto dato, appunto, da una parte del corpo, un indumento o altro oggetto.
Il feticista, pertanto, prova attrazione per elementi che fuoriescono dagli schemi tradizionali della sessualità. Si rientra, quindi, nel caso della patologia quando il feticcio rimpiazza completamente la persona oggetto d’amore e desiderio; si distacca dalla persona trasformandosi oggetto sessuale irrinunciabile per il raggiungimento del godimento personale. Vi è, in questi casi, una supervalutazione a livello psicologico dell’oggetto sessuale che diventa di primaria importanza nella vita del feticista. Attraverso l’oggetto si crede di amare il mondo e si ha l’illusione di essere amati, in un auto-inganno di riavvicinamento con quella relazione oggettuale materna tanto bramata poiché mai posseduta.
Un caso di feticismo estremo: Il macellaio di Plainfield
Quali pensieri passavano per la mente del giovane Edward Gein quando la madre Augusta leggeva ad alta voce a lui e al fratello i passi della Bibbia dell’Antico testamento? cosa stava domandandosi nell’immaginare scenari di morte e distruzione? La madre, fanatica religiosa, lo aveva educato al pentimento e all’obbedienza. L’immoralità del mondo e l’impudicizia delle donne erano i soli principi che riconosceva possibili. Il sesso era inaccettabile se non ai fini della procreazione.
Edward cresce in un contesto spoglio di qualsiasi libertà. In casa subiva abusi sessuali da parte del padre alcolizzato e assisteva alle violenze sulla madre. Poteva uscire unicamente per andare a scuola. Il padre era spesso disoccupato e la madre aveva acquistato una fattoria in periferia, a Plainfield. La fattoria divenne la dimora della famiglia ed anche la famosa casa degli orrori del “Macellaio di Plainfield” come Gein verrà soprannominato.
Ossessione e possessione materna
Crescendo, come tutti gli adolescenti, Edward cominciò a sentire il bisogno di conoscere il proprio corpo e la propria sessualità. Il suo primo orgasmo fu provocato dal vedere i genitori che macellavano un maiale. La madre divenne talmente possessiva nei confronti del figlio che una volta, dopo averlo sorpreso a masturbarsi, lo afferrò per i genitali che chiamava “maledizione dell’uomo” e li immerse nell’acqua bollente. La madre riteneva le donne delle prostitute, solo lei si salvava da questo peccato. Quando Edward compì 21 anni, insieme al fratello, promise alla madre di rimanere vergine per tutta la vita.
Gracile e timido Gein subiva violenze ed insulti da parte dei compagni di classe. Aveva un atteggiamento strano. Era solito sogghignare e ridere senza motivo durante le conversazioni più serie. Nel 1940 il padre morì. I fratelli cominciarono a scontrarsi per le diverse opinioni circa il pensiero che la madre sulla sessualità. Nel 1944 un incendio alla fattoria provocò la morte del fratello di Edward. Il corpo fu poi ritrovato grazie alle indicazioni dello stesso Edward che riferì di aver perso di vista il fratello. Il cadavere del ragazzo mostrava la presenza di un trauma alla testa. Tuttavia il caso fu archiviato e la morte del ragazzo dichiarata per asfissia.
Vivere con la madre
Dopo la scomparsa del fratello, Edward visse con la madre per due anni, sino alla morte della donna. La perdita della madre lasciò l’uomo nella completa desolazione. Isolato nella fattoria, la vita di Gein era priva di significato senza la madre, divenuta unico oggetto di integrazione delle varie parti dell’uomo. Perderla provocò in Gein un progressivo allontanamento dalla realtà e dalla percezione di sicurezza che il grembo materno gli assicurava. A quel punto Gein si rese conto che avrebbe dovuto ricostruirla, pezzo dopo pezzo, con feticistico amore.
Il rapporto ambivalente che Edward aveva con la madre lo portava ad elogiarla e ritenerla creatura quasi divina da una parte, e a rifiutarla e temerla dall’altra. La amava e la odiava, dipendeva da lei ed era completamente dominato dai suoi pensieri. Da qui comincia il bisogno di aggrapparsi a ciò che ne mantiene viva la memoria e la presenza.
La scia di sangue, sino a casa
Nel 1957 Gein entra in un negozio per acquistare una latta di olio. Quando si imbatte nella commessa Berenice Worden e qualcosa scatta dentro di lui. Prende il fucile che trova nello stesso negozio e le spara alla nuca, poi porta via il corpo sino a casa. I sospetti ricadono immediatamente su do lui, che aveva la fama di “tipo strano” del paese. Così la polizia si reca alla fattoria, dove fa la macabra scoperta. Il corpo di Berenice era nel capanno, scuoiato, privato della testa, svuotato dalle interiora, penzolava dal soffitto come una preda appena catturata dopo una partita di caccia. Vi erano dei chiodi infilati nelle orecchie della vittima, come se volesse conservarla appesa dentro casa. Ma quello era solo l’inizio.
Dopo la morte della madre Gein fu come ossessionato dai cimiteri, era solito profanare tombe di donne di mezza età e trafugarne i resti per collezionarli come feticci. Ad ogni funerale del paese l’uomo di recava al cimitero munito di torcia e pala per depredare altri resti che potevano ricordargli la madre. Mesi prima la scomparsa di Berenice Gein aveva ucciso un’altra donna, Mary Hogan, proprietaria di una locanda. I resti della stessa furono ritrovati durante la perquisizione degli agenti di polizia, insieme a teschi di bambino, bulbi oculari, dentiere e moltissimi oggetti gettati alla rinfusa.
Il feticcio
L’abitazione di Gein sembrava rispecchiare il caos esploso nella sua mente. La sola stanza tenuta in ordine era quella della madre, al piano di sopra. Ogni oggetto era al suo posto come se la donna fosse ancora viva. Tra i resti ritrovati nell’abitazione, vi era una scodella da brodo fatta con il cranio di un bambino, un tavolino da caffè i cui piedi erano fatti con ossa di tibia, una cintura costruita interamente con capezzoli di donna, un tamburo la cui cassa era fatta di pelle umana, genitali femminili e nasi sottospirito. Vi era anche una poltrona i cui braccioli erano stati sostituiti da braccia umane, la camera da letto era decorata con ossa e teschi.
Tuttavia la scoperta più macabra fu il vestito di pelle umana. Un abito femminile che riproduceva il corpo nudo di una donna di mezza età. Diverse furono le spiegazioni psicologiche che si susseguirono circa la follia di Edward Gein. L’uomo odiava e amava la madre a tal punto da non riuscire a sopravvivere in quella condizione di solitudine. Quel feticcio rappresentava per lui la madre che aveva perso e di cui aveva un disperato bisogno. Dopo l’incarcerazione di Gein, molti curiosi si recarono davanti la fattoria, sino a che un incendio non la rase al suolo. Mentre l’auto, usata per trasportare i cadaveri fu comprata e usata come attrazione turistica, insieme alla lapide di Gein che si trova attualmente al museo della contea di Waushara, Wisconsin.
Quello di Edward Gein rappresenta sicuramente un caso limite di feticismo che sfocia in omicidio. Tuttavia da questa storia è possibile ricavare alcune riflessioni circa l’ambivalenza del rapporto con la madre. Nella mente di un bambino il bisogno di accudimento e l’impossibilità di reagire alla perdita è piuttosto normale. Se non elaborata diviene malsana e disfunzionale per il benessere psicologico dell’adulto. Inoltre l’isolamento sociale e la sessualizzazione traumatica possono provocare un pregiudizio negativo. La persona potrebbe pensare che non avrà mai una relazione affettiva e sessuale. Questo comporta spesso l’ ottenere l’oggetto desiderato con l’uso della forza.
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Riferimenti bibliografici
Freud, S. (1905), Tre saggi sulla sessualità. Vol. 1. “Le aberrazioni sessuali”.
Schechter, H. (1998). Deviant. Gallery Books.
Tucker, B. L. (2015). Ed Gein: A True American Psycho.