La ricerca di alternative
Fiore, film del 2016 diretto da Claudio Giovannesi, ci racconta la storia di Dafne, adolescente reclusa in Istituto Penale Minorile per furto. Dafne cerca la vicinanza e l’affetto di una famiglia che non ha. Il padre ha scontato una pena detentiva e si trova agli arresti domiciliari, mentre della madre non vi è traccia. Il rapporto che Dafne ha con la realtà che la circonda è fatto di oggetti, di bisogni, di amicizie distanti, di affetto negato. Il suo guscio diventa ogni giorno più duro e la ragazza cresce e si affida al destino, priva di fiducia in se stessa e maturando la credenza di non poter fare altro di diverso se non commettere furti per vivere. Dafne viene arrestata e portata in Istituto Penale Minorile, costretta a convivere con la sua peggiore nemica, la solitudine, ad essa tenta di sopravvivere fumando tabacco, bagnando le sue guance di lacrime, urlando, desiderando la libertà, ricercando il contatto in una rissa alla mensa, alzando lo sguardo verso la luna notturna.
Tenta disperatamente di procurarsi un lettore mp3 per poter ascoltare la musica, per evadere anche solo per pochi minuti, il tempo di una canzone, da quella cruda realtà da cui crede di non avere scampo. Dafne è sola e si sente un’isola rinchiusa fra le sbarre del carcere, non usa parole ma comunica con il suo corpo il bisogno di essere abbracciata, di essere voluta, di esserci. Mentre il tempo passa e lei tenta di contattare il padre, il quale sta cercando di rifarsi una vita con la sua nuova compagna e il figlio di quest’ultima. I colloqui si susseguono nell’imbarazzo e nell’impotenza di un genitore che non è stato presente e che continua a non esserlo. Nelle notti insonni, nella tristezza, nella rabbia comincerà a scrivere delle lettere a colui che diventerà il suo migliore amico, amante e la persona a lei più cara, Josh, ragazzo la cui tenerezza si scontra con la comunicazione diretta e a volte aggressiva di Dafne. I due trovano un incontro seppur a distanza, osservandosi e scrutandosi dalle sbarre e scambiandosi bigliettini di nascosto. L’amore proibito diviene l’unica via di fuga da quella cruda realtà, ogni giorno meno dura poiché condivisa con Josh.
Sei il mio migliore amico
Uno sguardo, quando vivi recluso fra le sbarre, comunica tante cose, a volte anche troppe, non è semplice contenere tutte quelle emozioni che vagano dentro di noi e ci confondono. Il tempo fra le mura umide della cella sembra non passare mai e rimugina insieme a noi riproponendoci senza sosta quello sguardo, quel sorriso, una parola non detta, un odore particolare, lo sbaglio commesso e che ci ha portato lì. Le nostre motivazioni e i nostri perché, che nessuno vuole ascoltare, perdono importanza e divengono delle ombre invisibili. Così ha inizio tutto fra Dafne e Josh, da uno sguardo e da piccoli gesti apparentemente irriverenti e aggressivi che nascondono il bisogno di avere qualcuno che tiene a noi e che ci vuole bene. La loro storia è un susseguirsi di vicende che li uniscono e li separano, ma entrambi sanno di desiderare un dolce epilogo per la loro storia e per le loro vite, così tristemente segnate dalla solitudine.
Fiore indaga con delicatezza e forza allo stesso tempo realtà complesse e scomode, lasciando emergere ciò che spesso ignoriamo e la sofferenza che è propria dell’essere umano, al di là della condizione in cui si trova o delle azioni commesse, una condizione di solitudine e di bisogno di vicinanza.
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