Amo l’idea di amare più dell’amore
Il concetto di amore resta ancora un mistero. Negli ultimi anni si è verificato un calo dei matrimoni. In base ai dati dell’ISTAT nel 2011 sono stati celebrati 204. 830 matrimoni, ossia 12. 870 in meno rispetto l’anno precedente. Inoltre anche l’età media del matrimonio è salita, e con questo, il numero delle coppie di fatto e coloro i quali vivono ancora con i genitori. Tuttavia per molte donne il mito del matrimonio è ancora vivo con tutta la ritualità. Probabilmente l’idea fiabesca diffusa dalla letteratura e dal cinema alimenta la fantasia di molte persone. Questo mito infatti continua a sopravvivere nella mente della maggior parte delle bambine convinte di riuscire a raggiungere il cosiddetto finale da fiaba. Nonostante questa sia l’epoca del cosiddetto Internet 2.0 che rendere le relazioni molto più fumose rispetto al passato.
Sorge spontanea quindi una domanda. Cosa spinge ancora oggi a credere in questo finale da fiaba? E soprattutto cosa si vuole raggiungere attraverso il matrimonio e la relazione di coppia, che spesso nonostante non funzioni continua a sopravvivere? Prima di ogni cosa bisogna scoprire come trovare se stessi e la propria felicità piuttosto che cercarla nel rapporto con gli altri che diventano spesso surrogati del nostro benessere mentale. Inoltre spesso si è convinti della necessità delle relazioni di coppia. Dovrebbe essere invece una condizione che si sviluppa in maniera fisiologica piuttosto che forzosa, si può infatti trovare la propria felicità anche in se stessi.
Amore sano o patologico?
Un amore patologico è caratterizzato da malessere e frustrazione a differenza di un amore sano che invece ha una funzione quasi terapeutica. Le persone che vivono un buon rapporto di coppia sono più serene e più determinate nel raggiungimento dei propri obiettivi, mentre un amore patologico rende schiavi dell’altro e comporta un deterioramento della sfera personale. Il rapporto disfunzionale mina l’autostima ed il funzionamento della persona nella sua globalità.
Un’altra caratteristica è l’ossessività del rapporto. La persona diventa infatti del tutto inglobata e schiava del pensiero della coppia. Ogni sua preoccupazione ricade nel rapporto con il partner e nel soddisfare quest’ultimo. Questa ossessione ricade su tutti gli altri rapporti che vengono completamente messi da parte. La persona lentamente si allontana dai familiari e dagli amici. Si è assorbiti dal vortice della sofferenza e non ci si sente in grado di sottrarsi alla condizione di disagio poiché si teme di perdere il Grande Amore.
Vivere nel “come se”
Le principali caratteristiche di un amore patologico riguardano:
- attaccamento progressivo al partner nonostante i maltrattamenti
- giustificazione dei suoi atteggiamenti violenti o indifferenti
- vivere il rapporto più nella fantasia che nella realtà, non valutando ciò che realmente è e ciò che provoca.
- vivere in attesa che capiti qualcosa che modifichi la relazione in positivo. Si è dunque attratti da ciò che il partner potrebbe diventare, immaginandolo “come se fosse “ in quel modo che tanto vorremo. La persona vive perennemente in un’ottica di autoinganno.
- forte ambivalenza affettiva verso il partner per il quale si prova amore e odio, attrazione e repulsione. Ciò provoca sentimenti contrastanti che non permettono di vivere bene la relazione.
- rigidità nei ruoli della coppia. Invece di esservi reciprocità e flessibilità, i due partner restano fissi nei loro ruoli non riuscendo a distaccarsene e rendendo il rapporto statico e distruttivo.
- congelamento della coppia nei comportamenti disfunzionali. Incapacità di esternare i propri sentimenti e le proprie necessità.
Sottrasi a tali atteggiamenti e condizioni non è semplice in quanto la solitudine che la persona si crea attorno diventa la sua stessa infelicità. Esistono dei segnali che ci permettono di individuare se viviamo un amore patologico e con il giusto supporto si può uscirne.
Riferimenti bibliografici
Cenci F. (2016). Amare da morire. Come sopravvivere all’amore malato. Tecniche nuove: Milano.