II European Conference on Domestic Violence
Faculty of Psychology and Education Sciences of the University of Porto
6-9 September, 2017
La seconda conferenza europea sulla violenza domestica si è svolta all’Università di Porto, in Portogallo dal 6 al 9 di settembre.
Numerosi inviati e relatori hanno esposto diverse ricerche e workshop in merito a tematiche quali violenza sessuale, violenza fisica e psicologica, coercizione e manipolazione mentale nelle coppie. Le tematiche trattate sono state:
- Violenza domestica sulle minoranze etniche
- Violenza domestica sugli anziani
- Violenza domestica e sistema educativo
- Violenza domestica contro i bambini
- Violenza domestica e sistema sanitario
- Violenza nelle coppie
- Violenza domestica e sistema penale
- Violenza domestica contro i gruppi LGBTI
- Media e la rappresentazione della violenza domestica
- Ricerca e metodi di intervento sulla violenza domestica
- Trattamento degli offender
- Prevenzione sulla violenza domestica
- Risk Assessment e Management
- Violenza sessuale
- Stato & Social Policy
- Supporto per le vittime di violenza
Entrando nel merito delle presentazioni, negli ultimi tempi sembra che il numero oscuro in merito alle denunce di violenza sia cresciuto (Mc Gregor, 2017). Questo comporta un maggiore bisogno di convergenza fra sistemi diversi. La polizia dovrebbe collaborare con i centri anti violenza, con gli ospedali e stabilire un filo diretto con le famiglie e con le vittime, le quali molto spesso non denunciano per paura di essere perseguitate o in casi estremi ma, non distanti dai fatti attuali, di essere uccise per questo.
Un sistema che lavora in sinergia esiste in vari paesi d’Europa, compresa l’Italia, si chiama Family Justice Centers. Questo centro propone un approccio integrato alla violenza domestica in cui la vittima e i minori vengono protetti dal persecutore. Questo centro vede convogliare in sé agenzie pubbliche e private, gestite da uno staff motivato e preparato, che provvede ad accogliere le vittime e le famiglie di queste ultime. L’obiettivo è quello di fornire un luogo di incontro e supporto per coloro i quali subiscono atti di violenza e non sanno dove andare o come proteggersi.
Ulteriore progetto che vede questa volta l’obiettivo di salvaguardare il benessere giovanile e aiutare adolescenti che hanno problemi nella gestione della rabbia prende il nome di Alternative to Violence, realizzato in Norway da un gruppo di psicologi e ricercatori. Questo trattamento si basa sull’individuazione di quelle che sono le emozioni che scatenano l’azione violenta, che non permettono al ragazzo o alla ragazza di gestirle. Infatti molti adolescenti vengono portati al centro dai genitori i quali asseriscono che i figli hanno un problema e che non riescono a comunicare se non attraverso la violenza. Durante la presentazione è stato illustrato il protocollo che utilizza metafore e tecniche grafiche per condurre il giovane verso la progressiva individuazione del comportamento problematico. Inoltre, tramite esercitazioni di gruppo, è possibile confrontarsi con altri ragazzi che utilizzano le medesime strategie per gestire situazione stressanti e che vedono nella violenza una strategia di coping.
Trattamenti simili vengono messi in atto anche per adulti che commettono violenza e che si trovano all’interno delle carceri. Molti di questi programmi trattamentali si basano proprio sulla responsabilità dell’offender e sulla capacità di integrazione sociale e relazionale.
Il lavoro che psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali, educatori e ricercatori svolgono ogni giorno ha come obiettivo quello di incrementare il benessere delle donne, dei bambini e degli uomini che subiscono violenze, e di prevenire, qualora fosse possibile, eventuali atti di violenza.
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