{"id":964,"date":"2017-02-01T17:41:34","date_gmt":"2017-02-01T16:41:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valeriasaladino.it\/?p=964"},"modified":"2017-02-01T17:41:34","modified_gmt":"2017-02-01T16:41:34","slug":"ritardatari-cronici-e-patologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.valeriasaladino.it\/index.php\/2017\/02\/01\/ritardatari-cronici-e-patologia\/","title":{"rendered":"Ritardatari cronici e patologia"},"content":{"rendered":"<h2>Il ritardo cronico, tra personalit\u00e0 e \u00a0patologia<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Spesso si pensa al ritardo cronico come a una sorta di malattia. Da tale pensiero il blogger <a href=\"http:\/\/waitbutwhy.com\/wait-but-who\">Tim Urban<\/a>\u00a0 ha coniato il termine chronically late insane people,\u00a0 per definire le cosiddette persone malate di ritardo. Nel 2013 si comincia a parlare di diagnosi di ritardo cronico, riferendosi ad una\u00a0patologia in cui la persona non riesce a percepire il passare del tempo. Questa definizione prende piede nel caso delle signor Dunbar.<\/p>\n<p>Il signor Dunbar \u00a0arriva al cinema alle 19:20 quando lo spettacolo inizia alle 19:00. Non \u00e8 questo l\u2019aspetto problematico tuttavia. In quanto aveva cominciato a prepararsi alle 10 del mattino. Nel suo caso era stata diagnosticata\u00a0una sindrome da deficit di attenzione, che pu\u00f2 incidere anche sulla gestione del tempo. Infatti in ritardo, seppur cronico, non \u00e8 comunque contemplato nei manuali di psichiatria. Molti infatti lo definiscono come una conseguenza di altre problematiche.<\/p>\n<p>Ad esempio la depressione o\u00a0gli squilibri di personalit\u00e0 possono comportare una tendenza al ritardo cronico. Una personalit\u00e0 particolarmente indecisa,\u00a0incapace di gestire lo stress o astenica potrebbe dimenticare di fare le cose o ritardare in maniera cronica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>I nostri orologi mentali<\/h2>\n<p>Secondo lo psicologo dell\u2019universit\u00e0 del Michigan <a href=\"http:\/\/www-personal.umich.edu\/~nisbett\/\">Richard Nisbett<\/a> non \u00e8 possibile definire il ritardo cronico come una malattia poich\u00e9 se cos\u00ec fosse esisterebbe\u00a0anche la tendenza cronica a passare con il rosso. Da una parte ha\u00a0ragione nel dire che non si pu\u00f2\u00a0definire attraverso un\u2019unica causa un disturbo. \u00a0Esiste una tendenza personale a rispettare o meno gli\u00a0impegni che deriva dalla propria percezione del tempo.<\/p>\n<p>Ognuno di noi infatti d\u00e0 per scontato che la percezione delle altre persone sia la stessa della propria. \u00a0Molti attribuiscono il ritardo ad un fatto di maleducazione o di svogliatezza verso il compito. In realt\u00e0 coloro i quali ritardano non intendono essere maleducati n\u00e9 percepiscono il loro tempo come pi\u00f9 importante di quello degli altri. La verit\u00e0 \u00e8 che il ritardatario fa\u00a0degli errori sistematici nel\u00a0pianificare e nell\u2019eseguire i suoi spostamenti, ci\u00f2 comporta un ritardo definito cronico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Personalit\u00e0 e ritardo cronico<\/h2>\n<p>Come detto sopra gli orologi\u00a0mentali scorrono non tutti secondo lo\u00a0stesso tempo.\u00a0 <a href=\"http:\/\/jeffconte.sdsu.edu\">Jeff Conte<\/a> psicologo alla San Diego State University, ha condotto nel 2001\u00a0 una sperimentazione che ha mostrato come ognuno\u00a0gestisce il tempo in base a come lo percepisce.\u00a0 I partecipanti dovevano valutare senza l\u2019utilizzo di orologi quando era passato un minuto. Conte ha potuto constatare che le persone con una personalit\u00e0 definita come di tipo A, ossia ambiziose e competitive avevano una tendenza a percepire il tempo come anticipato. Il loro minuto era formato da\u00a058 secondi. Persone invece con personalit\u00e0 di\u00a0tipo B, ossia riflessive e creative, percepivano un minuto come 77 secondi.<\/p>\n<p>Se si tiene conto dell\u2019analisi pratica di queste differenze si pu\u00f2 facilmente arrivare alle conseguenze quotidiane delle due tipologie di persone. Probabilmente il tipo A tender\u00e0 ad essere sempre in anticipo a tutti gli appuntamenti e ad avere sempre fretta,\u00a0 credendo di non possedere\u00a0abbastanza tempo. Il tipo B invece sar\u00e0 molto pi\u00f9 calmo e riflessivo. Dunque arriver\u00e0 maggiormente in ritardo e percepir\u00e0 di avere molto pi\u00f9 tempo disposizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<div id=\"rdcTitle\"><a href=\"http:\/\/psycnet.apa.org\/journals\/pap\/23\/4\/619\/\">Meissner, W. W.\u00a0Time on my hands: The dilemma of the chronically late patient.\u00a0Psychoanalytic Psychology, Vol 23(4), 2006, 619-643.<\/a><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ritardo cronico, tra personalit\u00e0 e \u00a0patologia &nbsp; Spesso si pensa al ritardo cronico come a una sorta di malattia. Da tale pensiero il blogger Tim Urban\u00a0 ha coniato il termine chronically late insane people,\u00a0 per definire le cosiddette persone malate di ritardo. 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