{"id":592,"date":"2016-06-03T20:20:26","date_gmt":"2016-06-03T18:20:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valeriasaladino.it\/?p=592"},"modified":"2016-06-03T20:20:26","modified_gmt":"2016-06-03T18:20:26","slug":"carcere-anime-prigioniere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.valeriasaladino.it\/index.php\/2016\/06\/03\/carcere-anime-prigioniere\/","title":{"rendered":"Anime prigioniere"},"content":{"rendered":"<div class=\"hentry__content\">\n<h1>Percorsi educativi di pedagogia penitenziaria<\/h1>\n<h4>di \u00a0<a href=\"http:\/\/www.psicoius.it\/staff-e-biografie\/dott-antonio-turco\/\">Antonio Turco<\/a><\/h4>\n<p>Il presente testo illustra i concetti di rimedio, sanzione e devianza contestualizzandone il significato all\u2019interno di una cornice sociale. Obiettivo dell\u2019autore \u00e8 esporre l\u2019idea della pena riabilitativa e dell\u2019istituzione carcere da un punto di vista sia sociale che umano, mostrando e definendo le varie figure fondamenti che operano all\u2019interno di tali strutture, come l\u2019operatore penitenziario e l\u2019assistente sociale. Egli definisce tali mestieri come dinamici e trasformativi, dunque li paragona pi\u00f9 ad un\u2019opera artistica che non ad un lavoro statico e ben definito. L\u2019operatore penitenziario deve tener conto infatti della sua esperienza per accrescere quotidianamente le sue abilit\u00e0 in relazione all\u2019utenza ed il suo operato si basa molto sull\u2019ascolto e la comprensione. L\u2019autore definisce la vocazione e la tolleranza la miglior forma di prevenzione contro la devianza. Dunque A. Turco utilizza un approccio che pur non essendo rigorosamente precostituito permane nella sua scientificit\u00e0. Egli da una parte riflette sul significato della pena e sull\u2019evoluzione che n\u00e9 ha segnato la costruzione progressiva e dall\u2019altra analizza la situazione oggettiva che affligge odiernamente le nostre carceri. Ad esempio il problema della carenza di organico, il sovraffollamento che diminuisce la qualit\u00e0 della sorveglianza e del trattamento dei detenuti, il rischio di una forma di prevenzione totalizzante che annulli anzich\u00e9 favorire la concezione di riabilitazione. L\u2019autore, muovendo da una critica nei confronti della situazione attuale, illustra l\u2019ideologia basata sulla Costituzione a cui bisognerebbe mirare per promuovere la un carcere nella societ\u00e0 e non il contrario. Un esempio di ci\u00f2 sono i vari percorsi di speranza da Turco annunciati come il Derby all\u2019Olimpico giocato da una squadra di detenuti e operatori penitenziari del carcere di Rebibbia, o ancora lo spettacolo teatrale promosso dal medesimo istituto che si \u00e8 svolto all\u2019esterno delle mura del carcere.<br \/>\nPer comprendere tali percorsi della speranza bisogna tuttavia dare un breve sguardo all\u2019evoluzione concettuale della pena.<\/p>\n<p>Il primo approccio utilizzato per identificare la funzione della pena risale a Platone ed Aristotele, secondo i quali la pena era una conseguenza del comportamento contrario alla giustizia, dunque \u00e8 una forma di espiazione consapevole. In quest\u2019ottica lo Stato ha il potere di punire il singolo se infrange le norme sociali e di prevenire l\u2019azione deviante attraverso lo strumento della pena. Idea che lo stesso Platone riporta nella Repubblica, in cui vige l\u2019idea della polis perfetta. Aristotele fa invece riferimento alla pena come proporzionata al danno arrecato, concezioni che troveranno stabilit\u00e0 nel diritto romano, basato sul diritto naturale, in cui l\u2019idea di giustizia ruotava attorno al reo come soggetto che consapevolmente infrange la legge e che per questo va punito. A ci\u00f2 si susseguirono l\u2019ideologia di Hobbes sull\u2019originaria malvagit\u00e0 dell\u2019uomo, definito homo homini lupus, attraverso cui la devianza viene categorizzata come disturbo sociale; visione che port\u00f2 vagabondi, storpi, malati e omosessuali negli ospizi alla stregua di criminali. Nel periodo illuminista si comincia a prospettare una visione pi\u00f9 umanitaria di pena, come si evince da Jeremy Bentham, autore del Panopticon, in cui definisce il carcere diseducativo o ancora Cesare Beccaria nel Dei delitti e delle pene e, Francesco Carrara che pose i principi illuministici alla base dell\u2019impianto teorico della scuola classica che si basa sul libero arbitrio del reo e sulla sua conseguente pena a seguito della rottura del contratto sociale. In Italia nell\u2019Ottocento si afferma un\u2019altra corrente di pensiero, la scuola positiva il cui maggiore esponente fu Enrico Ferri, allievo di Cesare Lombroso autore de L\u2019uomo delinquente, testo da cui si dipartono le varie categorizzazioni di delinquenti ed il concetto di pericolosit\u00e0 sociale. A differenza della scuola classica, la scuola positiva vede nella devianza l\u2019espressione di caratteristiche genetiche, psicologiche, psicopatologiche ed ambientali che influenzano il reo, conducendolo a commettere un reato. Dunque il libero arbitrio diviene da assoluto relativo e lo scopo del sociale non \u00e8 solo quello di punire ma anche di difesa e prevenzione, la pena diviene dunque uno strumento di difesa sociale. Fondamentale contributo in tal senso fu quello di Durkeim, il quale defin\u00ec i crimine come un fatto sociale in risposta all\u2019anomia provocata dalla stessa societ\u00e0, ossia dalla rottura delle regole. Altri autori promossero invece una rivisitazione del concetto di anomia da un punto di vista socio-economico, come la scuola di Chicago. In particolar modo tale approccio fa riferimento alla disorganizzazione sociale prodotta dall\u2019incontro fra culture diverse che insieme all\u2019elevata densit\u00e0 di popolazione conducono ad una diminuzione di opportunit\u00e0, che porta a comportamenti antisociali.<\/p>\n<p>A fine ottocento si afferma una nuova scuola di pensiero, la scuola struttural funzionalista che si basa sull\u2019idea in base alla quale i soggetti agiscono a vari livelli sociali in funzione delle norme sociali interiorizzate, dunque non \u00e8 l\u2019individuo ma il contesto a favorire la devianza, pensiero abbracciato anche dalla scuola della subcultura deviante e dalla teoria dell\u2019etichettamento di Mead. I pi\u00f9 recenti sviluppi teorici riguardo il comportamento deviante delineano una cornice pi\u00f9 complessa della devianza analizzata non solo nella sua componente strumentale ma anche comunicativa, teoria elaborata da Gaetano De Leo in congiunzione con la scuola di Paolo Alto.<br \/>\nPer quanto riguarda la funzione della pena, nell\u2019accezione della scuola classica quest\u2019ultima ha una funzione retribuiva, ossia \u00e8 unicamente di carattere afflittivo, si basa sulla responsabilit\u00e0 personale del reo e sulla determinatezza ed inderogabilit\u00e0 della pena. La funzione intimidativa si basa sulla prevenzione dal crimine mentre la special preventiva o di difesa sociale, correlata alla scuola positiva, si riferisce alla potenziale pericolosit\u00e0 del reo. Odiernamente vige un approccio maggiormente rieducativo e riabilitativo della pena basata sui principi dell\u2019articolo 27 della costituzione promossi dalla riforma dell\u2019ordinamento penitenziario del 1975, Norme sull\u2019ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libert\u00e0, basata sulle regole minime per il trattamento dei detenuti approvato dall\u2019ONU nel 1955 e portavoce dell\u2019ideologia di trattamento. Un esempio di tale ideologia \u00e8 l\u2019operato degli apostoli di Radaelli, gruppo di direttori carcerari che operavano per la rieducazione dei giovani delinquenti partendo dal presupposto che tutti potevano essere recuperati, idea da cui furono gettate le basi del il D.P.R. 448\/1988, Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni. Ulteriore esempio \u00e8 il probation system e la parole board preso in prestino dal sistema giudiziario anglosassone. In quest\u2019ottica \u00e8 entrata a far parte delle figure professionali presenti in carcere l\u2019educatore, il quale promuove la visione del detenuto da un unto di vista multifattoriale e la l\u2019osservazione scientifica della personalit\u00e0 su cui basare percorsi di trattamento volontari. Tutto ci\u00f2 facilitato dall\u2019entrata in vigore della legge Gozzini, 663\/1986 che modific\u00f2 alcuni punti della legge 354\/1975 ed introdusse le misure premiali. Odiernamente la legge Simeone-Saraceni sulle modifiche dell\u2019articolo 656 del codice di procedura penale ed della legge 354\/75 ha determinato dei cambiamenti riguardo l\u2019esecuzione della pena, il problema della tossicodipendenza, il sovraffollamento carcerario e la criminalit\u00e0 organizzata.<br \/>\nNell\u2019ottica trattamentale rieducativa odierna il detenuto insieme all\u2019educatore sono protagonisti della riabilitazione. Attraverso un rapporto empatico il professionista entra in contatto con il detenuto e comprendendone i bisogni n\u00e9 stimola la consapevolezza in un rapporto di fiducia reciproca. Su tale concezione si basa la pedagogia penitenziaria. L\u2019educatore partecipa all\u2019equipe come segretario tecnico del gruppo di osservazione e partecipa alle attivit\u00e0 culturali, rieducative e lavorative. Tra le figure fondamentali vi sono anche i comandanti che collaborano con l\u2019area tratta mentale per migliorare il livello di efficienza. Gli assistenti sociali invece garantiscono un collegamento tra l\u2019interno del carcere e l\u2019esterno, egli dunque tesse la rete del detenuto attraverso cui operare un processo di responsabilizzazione e partecipazione del contesto di appartenenza. Secondo Folgheraiter l\u2019operatore sociale migliora la rete e viceversa. Inoltre il lavoro d\u2019equipe permette un\u2019integrazione di saperi tale da ampliare la conoscenza e la consapevolezza circa i bisogni e le opportunit\u00e0 del detenuto. Fanno parte di tale contesto anche gli psicologi entrati a far parte dell\u2019istituzione carceraria con la legge 354\/75. Queste figure mirano all\u2019individualizzazione del trattamento attraverso l\u2019osservazione scientifica della personalit\u00e0 del detenuto, promuovendo un approccio diagnostico-riabilitativo. Inoltre lo psicologo pu\u00f2 anche proporre un eventuale percorso psicoterapico, solitamente ad approccio analitico o cognitivo-comportamentale.<\/p>\n<p>Il concetto di pedagogia penitenziaria riguarda la rieducazione del soggetto nel corso della vita interagendo con i diversi cambiamenti e prospettive che colpiscono l\u2019individuo, non esiste dunque un\u2019educazione permanete, poich\u00e9 si modifica con il soggetto stesso in un\u2019ottica sistemico relazionale. Da questo punto di vista lo psicologo attraverso una prospettiva interazionista tende a gestire il detenuto da un ottica multidisciplinare che non si basi unicamente sulla diagnosi medico-clinica ma agisca in un rapporto di reciproca comprensione e comunicazione in modo tale da non vanificare i colloqui a singoli momenti sterili fondati sullo studio della personalit\u00e0 attraverso test psicodiagnostici.<br \/>\nIn un ottica di apertura del carcere verso il mondo esterno si pu\u00f2 notare come sempre pi\u00f9 ormai gli enti locali si prestino a collaborare con gli istituti penitenziari. In particolar modo attraverso la partecipazione di volontari ed associazioni si promuove il reinserimento sociale del detenuto. Il lavoro con le cooperative sociali permette infatti la progettazione ed il confronto con le funzioni istituzionali e la riappropriazione di una cittadinanza attiva. \u00c8 dal potenziamento dell\u2019organizzazione dei servizi pubblici che si promuove una maggiore responsabilizzazione individuale e sociale.<br \/>\nIl testo esplora una faccia molto innovativa della pedagogia. Infatti, il ruolo dell\u2019educazione in carcere, una educazione volta a non annientare la pura coscienza del detenuto, diviene centrale, oltre che necessaria, per chi opera in ambito psico-sociale. Tale prassi pu\u00f2 risultare notevolmente utile, perch\u00e9, senza dubbio, pu\u00f2 essere considerata parte integrante di tutto il trattamento per i singoli detenuti.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"comments\" class=\"comments-post-650\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Percorsi educativi di pedagogia penitenziaria di \u00a0Antonio Turco Il presente testo illustra i concetti di rimedio, sanzione e devianza contestualizzandone il significato all\u2019interno di una cornice sociale. 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