{"id":10912,"date":"2019-02-03T11:31:24","date_gmt":"2019-02-03T10:31:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valeriasaladino.it\/?p=10912"},"modified":"2019-02-03T11:31:24","modified_gmt":"2019-02-03T10:31:24","slug":"trainspotting-un-libro-che-racconta-unepoca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.valeriasaladino.it\/index.php\/2019\/02\/03\/trainspotting-un-libro-che-racconta-unepoca\/","title":{"rendered":"Trainspotting, un libro che racconta un&#8217;epoca"},"content":{"rendered":"<h2>Non si tratta di disagio ma di scelte<\/h2>\n<p><em>\u201cIl successo e il fallimento sono semplicemente la soddisfazione o la frustrazione del desiderio. Il desiderio pu\u00f2 essere in prevalenza intrinseco basato sui nostri impulsi personali, oppure estrinseco, stimolato soprattutto dalla pubblicit\u00e0 o dai modelli di comportamento sociale che ci vengono proposti dai mass media e dalla coltura popolare. Dice Tom che i miei concetti di successo e fallimento funzionano solo a un livello individuale, e non ad un livello sia individuale che sociale. E quindi, siccome mi rifiuto di accettare un riconoscimento da parte della societ\u00e0, il successo e il fallimento possono essere per me soltanto esperienze momentanee, perch\u00e9 sono esperienze che non possono essere sostenute dall\u2019accettazione di altri valori di tipo sociale, come il benessere materiale o la posizione sociale; oppure, nel caso di un fallimento, la condanna e la disapprovazione. E allora, secondo Tom, non serve a un cazzo venirmi a dire che sono andato bene agli esami, che ho un buon lavoro o che sto con una bella ragazza; perch\u00e9 questo tipo di riconoscimento per me non significa niente. \u00c8 chiaro che mi fa piacere, quando succedono queste cose, e che hanno un valore in se stesse, ma \u00e8 un valore che non pu\u00f2 essere sostenuto senza un riconoscimento da parte della societ\u00e0 che lo considera come tale. Quello che Tom sta cercando di dire, credo, \u00e8 che non me ne fraga un cazzo. Perch\u00e9?\u201d\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Mark Renton al terapeuta del centro antidroga<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 un di quei libri che solo in pochi riusciranno a leggere e ancor meno a finire. Non \u00e8 una storia che d\u00e0, ma bens\u00ec toglie, ti svuota di ogni possibile alternativa alla vita. Confesso che pi\u00f9 volte mi sono ritrovato a smettere di leggere, e a non voler pi\u00f9 continuare. Perch\u00e9 continuare a farmi del male &#8211; mi dicevo &#8211; ne ho gi\u00e0 tanti motivi per i quali soffrire. Eppure qualcosa mi spingeva a sapere fin dove la mente umana potesse spingersi, fin quanto un uomo possa arrivare a provare disgusto per se stesso. \u00c8 un libro dove alla fine non se ne salva uno, li ho odiati tutti, dal primo all\u2019ultimo. Sapete spesso nei libri ci si identifica in qualcuno o almeno si fa il tifo per qualcuno, in questo testo si spera invece di non diventare mai quel qualcuno. Lascia quello stesso amaro in bocca di un drastico licenziamento o di un esame non superato dopo notti insonni passate a studiare.<\/p>\n<p>Seppure nel pieno degli anni novanta il libro affronta tematiche ancora presenti nella societ\u00e0 odierna: l\u2019incapacit\u00e0 di avere il proprio posto nella societ\u00e0, se mai se ne ha avuto uno; la voglia di evadere da un sistema che tu stesso rappresenti dove l\u2019unico modo per colpire \u00e8 colpirti duro, consapevole che la linea tra bene e male \u00e8 cos\u00ec sottile che a volte non fa differenza.<\/p>\n<p><em>\u201cE ti dico pure un&#8217;altra cosa Rents. Facevamo bene noi nel settantasette, a sputar tanto. Lo dobbiamo affogare nella saliva, il mondo\u201d\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Johny Swan a Mark Renton<\/em><\/p>\n<p>Eppure ti trattiene a s\u00e8 questo libro, come una bellissima maledizione, non riesci a non immedesimarti in loro, un gruppo di sbandati che si odiano si fanno schifo e sanno di fare schifo, e tu cominci a farti schifo insieme a loro. Cos\u00ec mentre leggi e finisci un capitolo, butti fuori l\u2019aria come se fossi stato in apnea sin dall\u2019inizio, sollevi lo sguardo e osservi il tizio seduto davanti a te, nel vagone treno pi\u00f9 fetido che potessi trovare; lui ha cercato disperatamente di leggere il titolo del libro, cos\u00ec ti osserva e ti fissa come l\u2019ennesimo sbandato in un mondo di sbandati, nessuno dei due dice nulla, ma forse anche lui un Renton un po&#8217; pi\u00f9 anziano, sa cosa stai pensando, glielo leggi negli occhi, e sa bene cosa fare, assolutamente nulla, lasciare ognuno nel proprio dolore, nella propria disperazione, perch\u00e9 alla fine quel dolore che provi \u00e8 l\u2019unica cosa certa della tua stramaledetta vita, alla quale puoi aggrapparti pi\u00f9 forte che mai, perch\u00e9 sai che mai ti abbandoner\u00e0.<\/p>\n<p><em>\u201dQuesta situazione provoca in me depressione. Scarico tutta la rabbia che provo contro me stesso, \u00e8 questa la depressione, dicono. Per\u00f2 la depressione provoca anche una mancanza di motivazione. Mi cresce un vuoto dentro. La droga mi serve a riempire il vuoto, e mi aiuta a soddisfare il mio bisogno di distruggere me stesso, e qui torniamo alla rabbia diretta contro di s\u00e9\u201d\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Mark Renton al terapeuta del centro antidroga<\/em><\/p>\n<p>Cosa potreste mai dire ad un ragazzo come Mark Renton? Assolutamente nulla, \u00e8 entrato pi\u00f9 lui in coscienza di se stesso che molti altri che di anni ne hanno vissuti il doppio se non il triplo. Nessuno ha mai detto che devi avere fama, soldi e donne, sono dei falsi principi che ci siamo posti. Nessuna di queste cose \u00e8 realmente importante eppure ci crediamo, ci crediamo fino in fondo, perch\u00e9 oggi come oggi, non \u00e8 solo importante sapere\/avere, ma essere consapevoli che gli altri sappiano che tu sai\/hai. Un bene acquisisce tanto pi\u00f9 valore quante sono le persone che lo bramano. La creazione di un ristorante dove tutti vogliono essere serviti ma non c\u2019\u00e8 nessuno che serve. Ecco qui entrano in scena Renton e i suoi amici, a loro non interessa essere da una o dall\u2019altra parte del bancone, loro per il puro \u00e8 semplice fatto di essere, si considerano gi\u00e0 servitori, servitori di una forza che li fa piegare su se stessi, abbassare la testa, perch\u00e9 questa \u00e8 troppo pesante forse inutile, ma forse la testa serve proprio a questo, non a pensare ma a creare un peso che ci porti a piegarci.<\/p>\n<p><em>\u201dBeh, io scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla una cosa del genere, beh, cazzo, il problema \u00e8 loro, non mio. Come dice Harry Lauder, io voglio andare dritto per la mia strada, fino infondo\u2026\u201d\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Mark Renton<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Recensione del romanzo <em>Trainspotting<\/em> di Irvine Welsh\u00a0(1993).\u00a0Scritta da <em>Stefano Ruberto<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si tratta di disagio ma di scelte \u201cIl successo e il fallimento sono semplicemente la soddisfazione o la frustrazione del desiderio. 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